Andrea Zanoni (IdV) si oppone al progetto di trivellazioni e pozzi di ricerca di idrocarburi nei fondali dell’Adriatico. Oggi (9 novembre) una conferenza internazionale a Venezia.

 

“Il Governo faccia un passo indietro. Non trasformiamo il nostro mare in un pozzo di petrolio”


“Stop all'ipotesi di trivellazioni nell'Adriatico per estrarre idrocarburi. Assurdo mettere a rischio tutto l'ecosistema di questo mare per qualche barile di petrolio”. Anche Andrea Zanoni, eurodeputato IdV, si oppone al progetto di trivellazioni e pozzi di ricerca di giacimenti di idrocarburi nei fondali dell’Adriatico.


Zanoni: “Invito il Ministro Clini a fare un passo indietro su questo progetto avventato che rischia di trasformare il nostro Adriatico in uno stagno di petrolio. Non soltanto, infatti, queste trivellazioni comporterebbero un impatto ambientale per i lavori di trivellazione, ma in caso di incidente rovinerebbero per sempre l'Adriatico e probabilmente l'intero Mediterraneo vista la forma chiusa dei nostri mari. A Clini ricordo non soltanto gli effetti devastanti del disastro della British Petroleum al largo del Golfo del Messico ma anche la tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di Co2 adottata dal Parlamento europeo nel marzo 2012. In questa road map, con cui vogliamo abbattere le emissioni di Co2 di quasi il 90 per cento entro il 2050, è prevista anche una riduzione dell'utilizzo degli idrocarburi”.

 
Zanoni sottolinea anche le “ripercussioni economiche che un eventuale incidente avrebbe su tutte le sponde dell'Adriatico, italiane e non, con migliaia di attività, costiere e marittime, che chiuderebbero per sempre”.

 
BACKGROUND

 
Oggi, 9 novembre, è in corso a Venezia la Conferenza internazionale delle Regioni adriatiche e ioniche sulla salvaguardia delle Regioni del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi. Vari esponenti politici locali, provenienti da diverse regioni italiane (Veneto, Puglia, Abruzzo, Molise, Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia) e dei governi sloveno, croato, macedone, montenegrino e albanese, stanno cercando di mettere a punto una strategia comune di salvaguardia delle coste mediterranee.

 
Il Veneto, come la Puglia e l'Abruzzo, ha già provveduto ad approvare e ad inviare alle Camere lo scorso gennaio una proposta di legge statale che blocca ricerche di giacimenti di idrocarburi nelle acque adriatiche. Il 20 settembre scorso i presidenti dei Consigli regionali d'Italia hanno condiviso e approvato un ordine del giorno comune che sollecita le Regioni, il parlamento e il governo a salvaguardare le coste delle regioni del Mediterraneo da trivelle ed estrazioni di gas, metano e petrolio. Ora che il governo ha presentato la propria proposta di piano energetico nazionale, le Regioni adriatiche tornano a manifestare la propria contrarietà ai nuovi progetti estrattivi al largo delle loro coste.


Il 15 marzo 2012, il Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza la relazione di Chris Davies (398 favorevoli, 132 contrari e 104 astenuti) “su una tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050” che chiede alla Commissione europea di razionalizzare il mercato delle quote di emissioni di Co2 (ETS), più coraggio nelle politiche di sostenibilità energetica e maggior velocità nella loro attuazione.


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