Venezia, 19 luglio 2021

“Ancora una volta i parroci lanciano l’allarme sulle conseguenze della proliferazione indiscriminata del Prosecco. Zaia dovrebbe ascoltarli e agire: non c’è solo l’enorme tema ambientale, ma quello della tenuta delle comunità locali. In questi anni la Regione ha parlato molto di riconversione biologica e sostenibilità, ma in concreto ha fatto ben poco”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, riprende le preoccupazioni dell’Unità pastorale dell’Abbazia (comprendente le parrocchie di Cison di Valmarino, Combai, Farrò, Follina, Miane, Campea, Premaor, Tovena e Valmareno), messe nero su bianco in una lettera ai fedeli e ribadite nelle omelie di ieri. “Il paesaggio della Marca è già stato stravolto da quella che è diventata un’enorme monocoltura, dove si continua a fare abbondante uso di prodotti chimici, circa 4.500 tonnellate l’anno. Magari anche vietati in Italia. Oltre un mese fa ho presentato un’interrogazione per sapere quali sono i controlli della Regione sulle sostanze impegnate nei vigneti, ancora senza risposta. Inoltre si continuano a disboscare le zone del Sito Unesco per far spazio a nuovi vigneti come sta accadendo, solo a titolo di esempio, in queste ore in località Ligonto, nel comune di Follina. Zaia e la Lega, che troppo spesso a sproposito si richiamano ai ‘valori cristiani’, dovrebbero leggere l’enciclica di Papa Francesco ‘Laudato Si’’: ’l’ambiente è un dono collettivo, patrimonio di tutta l’umanità’, si parla di ‘eredità comune da amministrare’ e di come la ricerca del profitto economico rapido e facile sia in contrasto con la cura degli ecosistemi”, ricorda Zanoni. 

 

“Mi ha molto colpito il duro tono usato dai parroci, segno che il limite è stato ampiamente passato: avidità, assenza di umanità, indifferenza verso la sofferenza e i timori di tante persone per l’uso talvolta incontrollato di pesticidi, sottolineando come le relazioni sociali, di buon vicinato’, stiano saltando e denunciano un clima sociale sempre peggiore. La buona politica dovrebbe farsene carico e intervenire. Finora, invece, l’unica soluzione è stata quella di affidarsi alla responsabilità dei produttori, con risultati evidentemente insufficienti”.