Venezia, 14 gennaio 2022

“Facciamo appello al suo ruolo istituzionale di rappresentante di tutti i cittadini del Veneto, al fine di poter vedere accolte alcune nostre ragionevoli proposte migliorative, utili a ritrovare il giusto equilibrio tra le istanze dei diversi mondi coinvolti dal Piano faunistico venatorio regionale”. Alla vigilia della discussione in aula del provvedimento atteso da un decennio, i consiglieri dell’Intergruppo per la tutela degli animali e la conservazione della natura, Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon del PD e Cristina Guarda di Europa Verde, hanno inviato una lettera a Zaia, sottoscritta anche dalla collega Elena Ostanel del Veneto che Vogliamo e dal portavoce dell’opposizione Arturo Lorenzoni.

 

“Non ci sono soltanto le ragioni delle associazioni venatorie”, lamentano i cinque esponenti di minoranza che nella lettera elencano le criticità presenti nel Piano: “La percentuale di territorio protetto in pianura rimane insufficiente, il 20% è il minimo previsto dalla legge per tutelare l’avifauna, ma in Veneto passa più importante rotta di migrazione degli uccelli dell’Italia intera e quindi si potrebbe salire fino al 30%, tetto massimo stabilito dalla legge nazionale. Inoltre sono incluse aree come la laguna viva di Venezia per più di 10mila ettari o l’aeroporto militare di Istrana, la cui superficie non può concorrere al raggiungimento della quota minima destinata alla protezione della fauna selvatica, perché non hanno i requisiti di legge, non sono aree per la riproduzione della fauna con l’allevamento dei piccoli, è risaputo che nella laguna viva ovvero nel mare privo di alcun tipo di vegetazione, non si riproduce nessuna specie di uccello. Quindi il 20% è in realtà fittizio. C’è poi il caso di Vicenza, dove il territorio di pianura protetto è di poco superiore al 5% e gli Ambiti territoriali di caccia sono appena due, contro una media provinciale di sei. E con una superficie enorme, 100mila ettari ciascuno, contro i 20mila indicati da Ispra per mantenere il legame tra cacciatori e territorio”.

 

Ma nel testo sono evidenziati anche altri problemi già sollevati durante le sedute in Commissione: “Il Piano sposta più a nord il confine storico della Zona Alpi, consentendo l’entrata di troppi cacciatori in aree prima contingentate e con regole ferree, a cominciare dal divieto del nomadismo venatorio. Questo provvedimento inoltre non tutela i valichi montani, nel raggio di mille metri uno dei punti fondamentali della legge statale per la protezione degli uccelli migratori: su una quarantina l’unico previsto è quello sul monte Pizzoc nel Trevigiano. Ciò comporta che gli uccelli migratori non godranno delle tutele stabilite dalla normativa comunitaria e nazionale. Infine - spiegano - c’è la questione della possibilità di vietare la caccia nei terreni dei privati cittadini, il Piano pone dei paletti non previsti a livello nazionale, come il limite dell’1% della superficie totale regionale costituita da questi terreni. Per esercitare un diritto negato per 14 anni, vengono prescritte condizioni e caratteristiche troppo restrittive e procedure gravose, assenti nella legge nazionale,  da cui emerge una forte disparità di trattamento con i cacciatori. Disparità che sono presenti in tutto il Piano. Perciò - ribadiscono in chiusura - auspichiamo un intervento diretto del presidente della Regione affinché la sua maggioranza voti i nostri emendamenti: quando ci sono interessi contrapposti, una legge deve fare sintesi delle diverse sensibilità, non guardare solo da una parte”.