Venezia, 1 ottobre 2019

“Prima della messa in sicurezza dell’ex Cava Poiana di Rosà, la Regione verifichi la tipologia di rifiuti stoccati, visto che si tratta di un’area vincolata e considerata a dissesto idrogeologico e utilizzata impropriamente come discarica incontrollata per troppi anni”. Il sollecito, diretto all’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, arriva dal Partito Democratico con un’interrogazione che ha come primo firmatario il consigliere Andrea Zanoni e sottoscritta dai colleghi Anna Maria Bigon e Bruno Pigozzo. Una preoccupazione legata all’annunciato progetto di una ditta vicentina di portare 80.500 metri cubi di materiali inerti nell’ex cava per metterla in sicurezza, che ha avuto un primo via libera dalla Regine. Contro il progetto si è schierato il Comitato salvaguardia ambiente e salute che, dopo aver effettuato un sopralluogo con un tecnico ambientale, ha anche presentato un esposto alla Procura di Vicenza. 

 

“Il quadro è grave: sono stati trovati rifiuti urbani e industriali sia in plastica che contenenti fibre in cemento-amianto, copertoni e addirittura un’auto; inoltre successivi scavi hanno permesso di far riemergere rifiuti di lavorazioni della pelle e materiale plastico, rifiuti interrati senza alcuna autorizzazione visto che nel 1984 fu presentata in Regione Veneto una domanda per la trasformazione in discarica controllata ma il progetto non ha mai avuto seguito. Nonostante ciò qualcuno è andato avanti ‘in proprio’, stoccando di tutto e in modo assolutamente illegale”. 

 

“A gennaio la Regione ha dato l’ok al rilascio dell’autorizzazione, ma è impensabile che le operazioni possano partire senza una preventiva verifica della situazione. Occultare i rifiuti  sarebbe  un rischio sia per la salute dei cittadini che per la falda acquifera - lamenta Zanoni - Per questo è indispensabile scongiurare ogni pericolo prima di qualsiasi via libera”.