Martedì 30 novembre il Consiglio Comunale di Paese discuterà al punto 6 dell’ordine del giorno una proposta della giunta Pietrobon per la modifica del “Regolamento per l’esecuzione di lavori, servizi e forniture in economia”, adottato nel 2007 dalla precedente amministrazione.

L’attuale regolamento stabilisce dei tetti di spesa al di sopra dei quali il dirigente dell’ufficio comunale deve, prima di procedere ad una spesa per determinati lavori, servizi  o forniture, provvedere a chiedere ai fornitori almeno dai tre ai cinque preventivi.

Attualmente non si possono affidare dei lavori per importi superiori a 10.000 euro se prima non si è provveduto a interpellare almeno tre ditte per altrettante offerte. Inoltre non si possono affidare dei lavori per importi superiori a 40.000 euro se prima non si è provveduto a interpellare almeno cinque ditte per altrettante offerte. Questo meccanismo consente al comune di avere una maggior possibilità di mettere in concorrenza le aziende e spuntare così il miglior servizio con uno sconto maggiore, il tutto a vantaggio delle casse comunali e conseguentemente delle tasche dei contribuenti nonchè a vantaggio della qualità del servizio o bene acquistato. Questo meccanismo consente inoltre un maggior controllo sui dirigenti degli uffici evitando di dare la libertà di scegliere un singolo fornitore. Ora la giunta Pietrobon porterà in consiglio alcune variazioni di questo regolamento molto pericolose e potenzialmente dannose per le casse del comune, tese a togliere il controllo e dare maggior libertà di scelta e piena autonomia ai dirigenti degli uffici. Una delle modifiche riguarda l’eliminazione delle tre offerte da fare per importi di spesa tra 10.000 e 40.000 euro, ciò significa che un dirigente del comune, potrà decidere in piena autonomia a chi dare un lavoro per un così importante importo. In questo modo sparisce totalmente la trasparenza e non sarà mai più possibile conoscere gli elementi che hanno condizionato o determinato la scelta del fornitore. Le conseguenze per le tasche dei cittadini sarebbero gravissime perché il comune non spunterebbe piu’ lo sconto che si ottiene con una salutare messa in concorrenza tra più aziende, inoltre un dirigente, magari ben “consigliato”, potrebbe assegnare ingenti cifre magari ad un fornitore “amico”. Dal 2007, anno di approvazione di questo regolamento, sono cambiate moltissime cose, la crisi ad esempio ha imposto a molte aziende un maggior contenimento dei costi attraverso la regola di farsi fare almeno tre offerte anche per importi di spesa di 1.000 o 2.000 euro. Con l’attuale crisi, con i continui tagli dello Stato dei fondi destinati ai Comuni, con la scure del patto di stabilità una amministrazione responsabile e lungimirante dovrebbe chiedere tre offerte anche per importi di qualche migliaia di euro; l’amministrazione Pietrobon ‘pare invece navigare nell’oro dato che propone di poter spendere addirittura 40.000 euro, 80 milioni delle vecchie lire, facendosi fare un’unica offerta. “E’ giusto – si chiede il consigliere dell’Italia dei Valori, Andrea Zanoni - che sia un singolo dirigente, magari consigliato da qualcuno, a scegliere in piena autonomia la ditta che si porterà a casa 40.000 euro prelevati direttamente dalle tasche dei cittadini? Vorrei proprio vedere quelli della maggioranza se nella loro azienda chiedono un’unica offerta per l’acquisto di materiale per 40.000 euro. Sono sicuro che si fanno fare, come è giusto e corretto che sia,  più offerte anche per spese di poche migliaia di euro. A chi giova questa operazione, dannosa per le casse comunali, che limita il controllo sulle spese e consente massima libertà di scelta dei fornitori? Se una modifica di doveva fare era quella di abbassare il tetto di spesa dei 10.000 euro, magari a 5.000 euro, al di sopra del quale rendere obbligatorio chiedere almeno tre offerte, altro che aumentarla a 40.000! Con questa scelta questa amministrazione in salsa padana dimostra inoltre di rinnegare il federalismo perché si allinea al tetto massimo si spesa voluto da Roma, alla faccia della coerenza! Mi sa che a Paese ci si sta allineando sempre di più a certi comuni del Sud oggi in bancarotta o quasi, dove spesso gli affari tra pubblico e privato risultano poco trasparenti, e dove a pagare sono tutti i cittadini onesti come nel caso del salvataggio di Roma e Catania risarciti con fondi pubblici grazie soprattutto al voto favorevole in Parlamento della Lega.” Web: www.andreazanoni.it – Email: zanoni@ecorete.it – Cell.: 347/9385856