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Piano Cave in approvazione. Zanoni: «Salviamo gli ultimi campi»

 Il 21 gennaio si è chiuso il termine per la presentazione delle osservazioni al nuovo Piano cave della Regione Veneto. L’eurodeputato PD Andrea Zanoni ha affermato: «Siamo alla follia! Abbiamo vissuto 31 anni con la Legge regionale 44/1982 senza mai dotarla di un Piano e ora si vuole approvare un Piano che si basa su una nuova legge che ancora deve essere approvata.»

 

 Il 21 gennaio 2014 è scaduto il termine per presentare le osservazioni relative al Piano Regionale per l’Attività di Cava, approvato il 4 novembre 2013 dalla Giunta. La Regione Veneto prevede per la sola provincia di Treviso 17 milioni di metri cubi di ghiaia da scavare in dieci anni e in tutto il Veneto saranno 36 i milioni di metri cubi escavabili.

 

 Dubbi si profilano sotto l’aspetto della legalità, in quanto il Piano Cave si basa su un progetto di legge che non è ancora stato approvato e che toglie ogni ruolo partecipativo ai Comuni.

 

 L’eurodeputato Pd Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo e Presidente del Gruppo Paeseambiente che ieri ha presentato le proprie osservazioni, ha affermato: «I Comuni vengono  completamente esclusi da ogni possibilità di partecipare all’elaborazione delle previsioni pianificatorie e vengono esautorati, in modo illegittimo, di un loro diritto. Il Piano impedisce agli amministratori più vicini ai cittadini di esercitare la loro funzione, sia per tutelare il territorio che per far sentire la voce degli abitanti. Siamo alla follia! Abbiamo vissuto 31 anni con la Legge regionale 44/1982 senza mai dotarla di un Piano e ora si vuole approvare un Piano che si basa su una nuova legge che ancora deve essere approvata. Sul piano strettamente pratico, inoltre, con le scorte attuali di ghiaia, non sarebbe necessario prevedere alcuna nuova autorizzazione ad attività estrattive, neppure dando per valido il fabbisogno esagerato ipotizzato dalla Regione che non tiene conto della realtà attuale ma si basa su calcoli e interpolazioni di dati passati. Solo per fare un esempio, per sabbia e ghiaia il fabbisogno, comunque sovrastimato, calcolato per dieci anni da ricavare dalle cave è di 60 milioni di metri cubi pur essendoci già scorte di 86 milioni di metri cubi».

 

 Ad essere più colpite dal Piano Cave saranno le provincie di Vicenza e Treviso. In particolare, nel mirino delle possibili escavazioni, per quanto riguarda la Marca, c’è tutta l’area che va dalla periferia nord di Treviso fino al Montello e dal Piave al Muson.

 

La Regione ha stabilito che, almeno per quanto riguarda la sabbia e la ghiaia, non si potranno aprire altri siti estrattivi ma si potrà prelevare da cave già aperte senza alcun limite.

 

 «Mi auguro per il bene del Veneto e dei suoi abitanti che le ipotesi di scavare ancora e di estromettere i Comuni dalle scelte vengano archiviate come clamorosi errori – ha concluso Zanoni – Il Piano deve procedere nel suo iter di approvazione facendo proprie le osservazioni che arrivano da tutto il territorio e mettendo al primo posto la tutela ambientale».

 

BACKGROUND

 

 Sabato 14 dicembre 2013, a Nanto (VI) presso la sala Celotto in Piazza Simposio, l’europarlamentare Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, ha partecipato all’incontro dal titolo “Nuovo Piano Cave e Tutela dell’Area Berica”, organizzato dal Partito Democratico.

 

Il 9 ottobre 2013, la Commissione regionale Ambiente presieduta dal leghista Luca Baggio ha dato il via libera alla nuova legge sulle cave che dovrà essere approvata dal Consiglio veneto. Il Disegno di legge elaborato dalla Giunta del Veneto lo scorso anno e recante le nuove Norme per l’attività di cava andrebbe a sostituire, una volta approvato dal Consiglio, la Legge Regionale 44/1982 attualmente in vigore.

 

 Nella legge a cui è stato dato il via libera dalla Commissione Ambiente, per la quale il Partito Democratico si è astenuto, sono state inserite modifiche che  renderanno molto più blandi la gestione e il controllo dell’attività di cava nell’intero territorio regionale, ad esempio, non aver valutato l’opportunità di trasformare l’attività di cava da regime autorizzativo a quello concessorio: con l’autorizzazione le cave si sono sempre fatte dove i cavatori hanno comprato i terreni, con il regime concessorio le cave sarebbero pubbliche e di conseguenza sarebbero le amministrazioni a decidere dove crearle.

 

 Secondo la normativa da approvare in Consiglio, i Comuni verranno esclusi dalle scelte: nell’iter di formazione del Piano Regionale per le Attività delle Cave (PRAC) ancora all’esame della Giunta, ovvero una sorta di piano regolatore del settore che andrà a definire le aree, i tipi di interventi, i volumi e le sanzioni, i Comuni potranno solo dare indicazioni sulle zone dove si potrà scavare e quelle in cui lo si potrà fare a determinate condizioni (articolo 8). Nell’iter delle autorizzazione dei progetti potranno solo presentare osservazioni alla Commissione VIA o alla Commissione Tecnica Provinciale per l’Attività di Cava. In compenso però sono caricati da tutta l’attività di monitoraggio e controllo (articolo 24). Le sanzioni che potrebbe originare dall’attività di controllo dei Comuni verranno incassate, però,  dalle Province che ne gireranno il 50% alla Regione (articolo 29).

 

La legge, con l’articolo 21 per le cave del gruppo A (come quelle di sabbia e di ghiaia), le somme versate ai Comuni che dovrebbero essere prioritariamente utilizzate per la realizzazione di interventi di ripristino ambientale oppure per riutilizzare le aree interessate dall’attività di cava e per l’esercizio delle funzioni di vigilanza potranno a richiesta del cavatore essere impiegate per opere pubbliche.

 

 L’articolo 20 prevede, inoltre, che con un contributo aggiuntivo del 3% da versare al sindaco, il cavatore potrà ottenere la proroga della sua attività di cava. Infine, per i progetti da sottoporre alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, la Commissione Tecnica Provinciale per l’Attività di Cava non verrà più neppure interpellata (articolo 19). 

 

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