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Impianto di rifiuti di Noale (VE), l’Ue mette la Regione Veneto di fronte alle sue responsabilità

Il Commissario Ue all’Ambiente risponde all’interrogazione dell’eurodeputato PD Andrea Zanoni sull’ampliamento dell’impianto di Noale (VE): le autorità italiane devono garantire il rispetto della Direttiva Ue sulla qualità dell’aria e sulle emissioni industriali. Zanoni: “La Regione Veneto si comporti in modo responsabile di fronte alle preoccupazioni dei cittadini”.

 

“Spetta alle autorità competenti degli Stati membri garantire il rispetto della normativa europee”. È la risposta del Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik all’interrogazione dell’eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, sull’impianto di rifiuti speciali della “Cosmo” di Noale, che poi avverte: “A seguito della sentenza della Corte di giustizia dell’UE nella causa C-68/11, la Commissione sta monitorando da vicino l’attuazione da parte dell’Italia delle misure necessarie a far rientrare le concentrazioni di PM10 nell’aria ambiente all’interno dei valori limite stabiliti dalla legislazione dell’UE”.

 

Zanoni aveva denunciato a Bruxelles il rischio emissioni nell’atmosfera e lo sversamento di acque meteoriche nel vicino fiume Marzenego che potrebbe essere causato dallo stoccaggio e trattamento di 21.500 tonnellate di rifiuti, quasi metà delle quali composti da rifiuti speciali pericolosi, dovuti all’adeguamento tecnologico di un impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali nel comune di Noale (VE), in una zona a rischio idrogeologico e in prossimità di alcune aree tutelate come Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) all’interno di Rete Natura 2000. “Ascoltando le preoccupazioni dei comitati cittadini di Noale e Salzano (VE), l’autorizzazione sembrerebbe essere stata concessa senza tener conto che nell’area la stessa azienda, Cosmo Ambiente, avrebbe attivato nel 2011 un impianto di cogenerazione a biomasse da 995 kilowatt senza considerare il futuro impatto cumulativo di inquinamento dei due impianti”, spiega Zanoni.

 

“È compito degli Stati membri determinare se un’autorizzazione può essere concessa a un determinato progetto situato in una zona caratterizzata da un’insufficiente qualità dell’aria, alla luce delle misure esistenti e previste intese a ridurre l’inquinamento atmosferico, come richiesto dalla direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente”, precisa il Commissario Ue, che poi prosegue: “Così facendo gli Stati membri devono anche garantire il rispetto di tutta la normativa UE pertinente, compresa la direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali, il cui articolo 18 specifica che le condizioni dell’autorizzazione possono essere rese più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, se il rispetto di una norma di qualità ambientale lo richiede”.

 

“Invito la Regione Veneto a prendere atto delle sue responsabilità, come sottolineato dalla Commissione europea, e a non liquidare con un’alzata di spalle le preoccupazioni motivate dei cittadini e dello stesso Consiglio Provinciale di Venezia. L’aria del Veneto è già troppo inquinata per aggiungere l’ennesima fonte di veleni”, conclude l’eurodeputato.

 

 

 

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