Venezia, 12 novembre 2020

“Le pesanti condanne nel processo ai Casalesi di Eraclea confermano che la criminalità organizzata ha messo radici solide in Veneto e che servono strumenti più forti per contrastarla. A partire dalla legge 48/2012, da modificare per adeguarla alla nuova situazione. Otto anni fa, quando fu approvata, si poteva parlare di infiltrazioni mafiose, oggi la realtà è diversa e più grave, e purtroppo si può parlare di radicamento”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e presidente della IV Commissione commenta la sentenza del tribunale di Venezia che ha condannato 24 persone, incluso l’ex sindaco di Eraclea Graziano Teso per concorso esterno in associazione mafiosa, per un totale di 130 anni di reclusione. 

“È il secondo caso nel giro di neanche un mese: il 19 ottobre c’erano state altre 32 condanne per ‘ndrangheta nell’ambito di un’inchiesta che ha coinvolto ben quattro province: Padova, Venezia, Treviso e Vicenza.  In IV Commissione, che da questa legislatura si occuperà anche di promozione della legalità, dovremo incontrarci presto e capire come affrontare un fenomeno così preoccupante. Finora la politica veneta non ha fatto abbastanza e adesso serve uno sforzo particolare. Il male va combattuto sul nascere, se cresce e si rafforza diventa poi complicato sconfiggerlo. E qua siamo in ritardo - insiste Zanoni - Dobbiamo attivare tutte le azioni previste dalla legge regionale 48/2012 ‘Misure per l'attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, della corruzione nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile’, ma credo sia necessario intervenire per una sua revisione, in modo da renderla più efficace visto che - ribadisce in chiusura - in questi anni il quadro è decisamente peggiorato”.