“L’atto votato oggi dal Consiglio contro il provvedimento del TAR sul ricorso presentato dal Comune di Rivoli Veronese, dal Comprensorio Alpino di Caprino Veronese e Rivoli Veronese appare un vero azzardo. Chiedere il conflitto di attribuzione presso la Corte Costituzionale è un errore, così come immani sono gli errori commessi dalla Regione nell'approvare il Piano faunistico venatorio. Un piano destinato ad essere dichiarato illegittimo, provocando danno a tutti. Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

La presa di posizione, espressa oggi in aula, è del consigliere regionale del PD Veneto, Andrea Zanoni.

L'esponente dem ha ricordato che “La Giunta e la maggioranza hanno voluto varare il Piano attraverso una legge, malgrado una sentenza della Corte Costituzionale, la 139 del 2017, abbia stabilito che si dovesse procedere con un atto amministrativo. Non solo: in fase di discussione a gennaio di quest’anno abbiamo presentato una serie di emendamenti per scongiurare l'approvazione dei numerosi disposizioni contro le leggi dello Stato e dell’Unione Europea sulla tutela della fauna selvatica e dei proprietari dei terreni. Tra questi anche quello che prevedeva di mantenere la riserva alpina di Rivoli Veronese, evitando quindi di spostare i confini della Zona Alpi, spostamento che ha dato in questo modo accesso ai cacciatori di pianura con concentrazioni mai avvenute prima da quando esiste la caccia: probabilmente per accontentare qualche cacciatore legato alla nomenclatura di partiti di maggioranza”.

Zanoni ha quindi evidenziato che “gli uffici legislativi di ben due ministeri, Ambiente e Cultura, avevano chiesto di impugnare il Piano faunistico venatorio del Veneto, innanzitutto per l'incostituzionalità legata al fatto che è stato approvato per legge, ma anche sulla base di un lungo elenco di altre contestazioni (limiti al diritto di chiedere il divieto di caccia da parte dei proprietari, caccia da natante, addestramento cani, appostamenti fissi ai migratori, mancata protezione delle rotte di migrazione e nei valichi montani per un raggio di mille metri, mancato divieto di caccia per quattro chilometri dai siti di Rete Natura 2000 interessati dalle grandi opere. Eppure il ministro Gelmini impose comunque l'approvazione del Piano: si dice che abbia ricevuto più di una telefonata di pressione da parte di importanti figure istituzionali venete”.

“In ogni caso - ha concluso – non tutte le ciambelle riescono col buco: il ricorso del comune di Rivoli Veronese ha tolto il coperchio a tutte le falle di questo Piano. La decisione del Consiglio regionale di andare contro il Tar è sbagliata: in primo luogo perché non viene sospesa la legge bensì i provvedimenti amministrativi applicativi e poi perché il TAR ha seguito alla lettera le procedure di legge. Sarà comunque la stessa Corte Costituzionale, cui la Regione vuole appellarsi, a ribadire ciò che aveva già stabilito nel 2017. Ovvero che quel Piano, frutto di forzature, è incostituzionale: e così ci troveremo senza piano, un danno enorme per tutti, per la tutela della fauna selvatica, dei cittadini e degli stessi cacciatori”.

“L’atto votato oggi dal Consiglio contro il provvedimento del TAR sul ricorso presentato dal Comune di Rivoli Veronese, dal Comprensorio Alpino di Caprino Veronese e Rivoli Veronese appare un vero azzardo. Chiedere il conflitto di attribuzione presso la Corte Costituzionale è un errore, così come immani sono gli errori commessi dalla Regione nell'approvare il Piano faunistico venatorio. Un piano destinato ad essere dichiarato illegittimo, provocando danno a tutti. Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

La presa di posizione, espressa oggi in aula, è del consigliere regionale del PD Veneto, Andrea Zanoni.

L'esponente dem ha ricordato che “La Giunta e la maggioranza hanno voluto varare il Piano attraverso una legge, malgrado una sentenza della Corte Costituzionale, la 139 del 2017, abbia stabilito che si dovesse procedere con un atto amministrativo. Non solo: in fase di discussione a gennaio di quest’anno abbiamo presentato una serie di emendamenti per scongiurare l'approvazione dei numerosi disposizioni contro le leggi dello Stato e dell’Unione Europea sulla tutela della fauna selvatica e dei proprietari dei terreni. Tra questi anche quello che prevedeva di mantenere la riserva alpina di Rivoli Veronese, evitando quindi di spostare i confini della Zona Alpi, spostamento che ha dato in questo modo accesso ai cacciatori di pianura con concentrazioni mai avvenute prima da quando esiste la caccia: probabilmente per accontentare qualche cacciatore legato alla nomenclatura di partiti di maggioranza”.

Zanoni ha quindi evidenziato che “gli uffici legislativi di ben due ministeri, Ambiente e Cultura, avevano chiesto di impugnare il Piano faunistico venatorio del Veneto, innanzitutto per l'incostituzionalità legata al fatto che è stato approvato per legge, ma anche sulla base di un lungo elenco di altre contestazioni (limiti al diritto di chiedere il divieto di caccia da parte dei proprietari, caccia da natante, addestramento cani, appostamenti fissi ai migratori, mancata protezione delle rotte di migrazione e nei valichi montani per un raggio di mille metri, mancato divieto di caccia per quattro chilometri dai siti di Rete Natura 2000 interessati dalle grandi opere. Eppure il ministro Gelmini impose comunque l'approvazione del Piano: si dice che abbia ricevuto più di una telefonata di pressione da parte di importanti figure istituzionali venete”.

“In ogni caso - ha concluso – non tutte le ciambelle riescono col buco: il ricorso del comune di Rivoli Veronese ha tolto il coperchio a tutte le falle di questo Piano. La decisione del Consiglio regionale di andare contro il Tar è sbagliata: in primo luogo perché non viene sospesa la legge bensì i provvedimenti amministrativi applicativi e poi perché il TAR ha seguito alla lettera le procedure di legge. Sarà comunque la stessa Corte Costituzionale, cui la Regione vuole appellarsi, a ribadire ciò che aveva già stabilito nel 2017. Ovvero che quel Piano, frutto di forzature, è incostituzionale: e così ci troveremo senza piano, un danno enorme per tutti, per la tutela della fauna selvatica, dei cittadini e degli stessi cacciatori”.