Venezia, 18 febbraio 2021

“Siamo assolutamente contrari alle deroghe sulle norme che tutelano il lupo: le predazioni vanno contrastate mettendo in atto sistemi di prevenzione personalizzati, senza ricorrere agli abbattimenti. Gli allevatori hanno però bisogno di aiuti efficaci; è evidente che servono interventi tempestivi perché la situazione di convivenza diventi reale. Gli indennizzi sono importantissimi e devono essere celeri, ma se non gestiamo il problema a monte lo spopolamento sarà più veloce di quello che pensiamo. Se non c’è una reciproca e reale convivenza tra uomo e animale, il tema continua a rimanere un dibattito sterile e a pagarne saranno solo quei cittadini che già si trovano in territori fragili e dalla bassa produttività, che hanno da sempre dimostrato attenzione per la biodiversità”. È quanto replicano i consiglieri del Partito Democratico Andrea Zanoni, Anna Maria Bigon, Francesca Zottis e Jonatan Montanariello alla richiesta dell’assessore Corazzari di inserire nel Piano lupo delle deroghe per l’abbattimento dei cosiddetti ‘lupi confidenti’. “In Veneto la presenza è indubbiamente cresciuta, ma le predazioni si combattono soprattutto con la prevenzione, con misure pensate appositamente per ogni singolo appezzamento e mandria, dalle reti elettrificate ai cani pastori addestrati allo scopo. E con risarcimenti erogati in modo veloce. Il Piano nazionale, redatto nel 2019 dal ministero dell’Ambiente dopo un processo di consultazione di Regioni, Province autonome, Ispra e portatori di interesse e apprezzato dalla Commissione Europea, contiene 22 azioni che, a partire da una rigorosa analisi tecnico-scientifica, mirano alla conservazione ed alla risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività antropiche; azioni che non sono mai state realmente attivate con concretezza nella nostra regione. Serve infatti una prevenzione attiva e diversificata dei possibili conflitti, perciò sono previsti interventi sperimentali su specifici ambiti territoriali, anche ristretti, che vivono problematiche uniche”.

 

“C’è dunque una cornice all’interno della quale agire, ma la maggioranza a trazione leghista - sottolineano - non ha mai voluto affrontare seriamente il problema, scegliendo la strada più facile: soluzioni standardizzate per tutti gli allevatori, ignorando la grande diversità morfologica dei territori, oltre a progetti di legge in cui si introducevano gli abbattimenti. Perché, invece, non utilizzare in modo intelligente i fondi europei, che ci sono, anziché gettare benzina sul fuoco e scatenare pericolose reazioni? Gli episodi di bracconaggio che hanno i lupi come vittime sono già troppi. Nel bilancio del 2021 sono stati confermati gli stanziamenti per l’indennizzo integrale delle predazioni sul bestiame domestico: occorre aumentarli e velocizzare le procedure per i rimborsi. Poi bene, si prendano in considerazione tutte le altre azioni inserite nel Piano, lasciando perdere gli abbattimenti. Ricordiamo che si parla di una specie protetta, la cui uccisione è considerata reato e sanzionata anche con l’arresto”.

 

“Il lupo - insistono i quattro esponenti del PD - è poi un formidabile alleato dell’agricoltura perché ha tra le sue prede selvatiche preferite il cinghiale, specie alloctona introdotta sciaguratamente per i ripopolamenti di caccia, ora fuori controllo e causa di danni alle coltivazioni, tanto da far approvare alla Regione dei piani di eradicazione. Restiamo convinti - sottolineano in conclusione - che in Veneto ci sia spazio per gli allevatori e gli animali da reddito in alpeggio, per gli amanti della montagna e dell’escursionismo sostenibile e anche per i lupi. Se la convivenza riesce nel Parco Nazionale d’Abruzzo o in Trentino, dove gli esemplari sono a centinaia ma i progetti sono stati strutturati con precisione certosina sulle esigenze e caratteristiche del territorio, a maggior ragione è possibile in Veneto, dove i lupi sono infinitamente di meno”.

 
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