Venezia, 12 aprile 2019

“Non si possono tagliar fuori cittadini, associazioni di categoria e ambientaliste da decisioni che hanno un impatto diretto sul territorio. Ancora una volta la Regione, che si riempie la bocca con la parola autonomia, mostra il suo volto centralista. L’essere favorevoli o contrari alla candidatura Unesco non c’entra niente con la nostra opposizione a questo progetto di legge”. A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e correlatore del Pdl 403 ‘Iniziative a sostegno della candidatura Unesco delle Colline della Valdobbiadene e del Prosecco’, con cui vengono stabilite le procedure che i Comuni, dotati di Piano di assetto del territorio e ancora dei vecchi Piani regolatori, devono seguire per uniformarsi alle norme del disciplinare adottato dalla Giunta. 

“Che la vicenda stia molto a cuore a Zaia l’abbiamo capito, viste le centinaia di migliaia di euro spesi in studi di fattibilità, su cui non c’è mai stata troppa chiarezza e che non hanno evitato la bocciatura la scorsa estate. Però non si può sacrificare tutto sull’altare della fretta e del decisionismo veneziano. L’accesso alle informazioni e la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale sono previsti non solo dalla Convenzione di Aarhus ma anche dalla legge 11/2004 ‘Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio’ e dagli articoli 5 e 9 dello Statuto del Veneto. Non ci sono dunque giustificazioni plausibili per andare avanti su questa strada”, sottolinea Zanoni, annunciando una decina di emendamenti al Pdl.

“Occorre un maggior coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, incluso il Consiglio regionale. Non si possono accorciare, fino a dimezzarli, i termini per inoltrare le osservazioni: è una decisione ad hoc per tappare la bocca alle associazioni ambientaliste e ai cittadini - protesta il consigliere democratico - Non si può mercanteggiare sulla trasparenza e sulla partecipazione del pubblico su temi così delicati oggetto di importanti dibattiti e forti tensioni in questi territori, già profondamente, e in alcuni casi irrimediabilmente, trasformati dalla coltivazione dell’uva per il Prosecco”.