“Lunedì prossimo la commissione regionale Agricoltura e Caccia concederà l’ennesima proroga al Piano Faunistico Venatorio del Veneto, in vigore dal 2007. Si tratta di una decisione che va contro la norma nazionale, che prevede che i Piani non possano avere durata superiore ai 5 anni, ma soprattutto contro il buon senso. Questa proroga avrà anche effetti negativi sui diritti dei cittadini che in Veneto detengono dei terreni agricoli e dove vogliono vietarne la caccia”.
È quanto afferma il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, alla vigilia della seduta della Terza commissione con all’ordine del giorno prevede il Pdl 310 di iniziativa della Giunta regionale: ‘Rideterminazione del termine di validità del piano faunistico-venatorio regionale approvato con legge regionale 5 gennaio 2007, n. 1’.

 

“Un Piano che puzza di stantio da quante volte è stato prorogato dopo la naturale scadenza del 2012, e che non è aggiornato alle nuove situazioni ambientali, ben diverse da quanto accadeva nel 2007. Il territorio del Veneto in questi undici anni è stato fortemente modificato, così come il clima è stato interessato da sensibili cambiamenti. Nel frattempo si sono affacciate nella nostra regione specie considerate “prioritarie” dalla Direttiva Habitat, come il Lupo e l’Orso, che sono classificate come particolarmente protette dalle norme nazionali, oppure altre come la Nutria, considerate dannose. Anche la popolazione del Cinghiale in alcune aree pare aver subito degli incrementi. Nel contempo le popolazioni di molte specie, in particolare di uccelli, sono quasi sparite dal nostro territorio, anche i passeri un tempo numerosissimi ma cacciati addirittura in deroga”.

 

Zanoni quindi entra nel merito della questione legata alla caccia sui terreni di proprietà privata. “La legge nazionale sulla caccia, (la 157/92, all’articolo 15 comma 3) e la legge regionale sulla caccia (la 50/93, all’articolo 8 comma 7) prevedono la possibilità di vietare la caccia su domanda dei conduttori e proprietari da inoltrare alla Regione. Questo diritto viene però garantito dalle leggi solo ed esclusivamente durante una breve finestra temporale di trenta giorni, ovvero “entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio” sul bollettino ufficiale della regione Veneto, il cosiddetto BUR. Risulta evidente che questo sacrosanto diritto dei cittadini veneti viene negato da ben 6 anni ovvero dalla scadenza del piano ripetutamente resuscitato, scadenza risalente al 2012”.

 

In conclusione il consigliere del PD annuncia di presentare un “emendamento che avrò cura di sottoporre all’ufficio legislativo del Consiglio, che consenta finalmente il sacrosanto diritto a richiedere il divieto di caccia nei propri terreni. Le associazioni che tutelano l'ambiente e gli animali e soprattutto i possessori dei terreni agricoli, con particolare riferimento agli agricoltori e alle loro associazioni di categoria, dovrebbero far sentire la loro voce affinché in questa ennesima proroga venga inserita una norma che salva diritto di chiedere il divieto di caccia in casa propria”.