Venezia, 27 mar. 2019 - “Dovevamo mettere un freno al consumo di suolo, invece ne consumiamo ancora, mentre viene cancellato qualsiasi riferimento al verde urbano. Inoltre si concedono deroghe assurde per capannoni e aree agricole e vengono calpestati i ‘piani’ dei Comuni. Il voto non poteva che essere contrario”.

 

A dirlo sono i Consiglieri regionali Andrea Zanoni (Partito Democratico) e Cristina Guarda (AMP) motivando il ‘no’ al Piano Veneto 2050 approvato oggi dall’Aula di palazzo Ferro Fini. “Secondo i dati Arpav il consumo del suolo sul totale della superficie del Veneto è pari al 12,35% e ‘nell’ultimo anno si è assistito ad un incremento percentuale preoccupante che si inserisce in un contesto già profondamente compromesso’. A fronte di tutto ciò è disarmante dover discutere una legge del genere, che tra l’altro introduce dannosissime deroghe agli strumenti urbanistici comunali, rendendo inutili regolamenti edilizi e norme tecniche.

 

Troviamo assurdo che un provvedimento del genere si rivolga non al residenziale ma a tutte le destinazioni d’uso e alle aree agricole, inoltre inaugura anche nel campo dell’urbanistica la stagione del centralismo veneziano a scapito delle realtà territoriali. Con questa legge si passa sopra come un rullo compressore agli strumenti della pianificazione urbanistica e del governo del territorio Altro che autonomia!”.

 

“Avremmo di gran lunga preferito discutere di un piano più coraggioso per il futuro edilizio del Veneto, rivolto alle future generazioni e al miglioramento delle criticità ambientali. A partire dall’efficientamento energetico per contrastare i cambiamenti climatici. Invece - concludono - è un piano poco ambizioso e di brevissimo respiro, che salvaguardia le esigenze di speculatori e di chi tira a campare”.