Il Parlamento europeo dà l'ok alla nuova direttiva sulla sicurezza delle trivellazioni in alto mare. Zanoni: Passo in avanti ma si poteva fare di più. Le regole per le compagnie estrattive devono essere più severe, i controlli sulle piattaforme più trasparenti e ci vuole una moratoria per le trivellazioni in ambienti estremi”

 

Il Parlamento europeo ha approvato ieri a Strasburgo un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas. Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, ha così commentato: “Si tratta di un passo avanti, ma si poteva assolutamente fare meglio. Il peso delle lobby dell'energia fossile ha impedito alla maggioranza degli eurodeputati di approvare una normativa più severa sulle trivellazioni offshore che avrebbe esorcizzato il pericolo di un disastro ambientale nel Mediterraneo o nel Mare del Nord”.

 

Il via libera dato (573 favorevoli, 103 contrari e 13 astenuti) alla relazione dell'eurodeputato Ivo Belet (belga, popolare) sulla nuova direttiva sulla sicurezza delle attività di perforazione per gas e petrolio, prevede nuove norme che obbligheranno le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare. Le aziende dovranno fornire un piano di emergenza a uso interno, con una descrizione completa delle attrezzature e delle risorse disponibili, le azioni da adottare in caso d'incidente e tutte le disposizioni già adottate per limitare i rischi e garantire il preallarme alle autorità. Allo stesso tempo, gli Stati membri dovranno preparare piani di emergenza esterni che devono includere tutti gli impianti di perforazione offshore sotto la loro giurisdizione. In questi piani, si dovrà specificare il ruolo e gli obblighi finanziari delle società di perforazione, nonché il ruolo delle autorità competenti e delle squadre di emergenza.

 

Ho votato Sì al testo proposto anche se avrei voluto che l'attuale gap nella legislazione europea fosse colmato con norme più severe per le società estrattive e maggiori garanzie sull'indipendenza delle autorità che devono valutare la sicurezza di una data piattaforma – commenta Zanoni – Resta poi il problema delle trivellazioni in condizioni ambientali estreme per le quali avrei preferito una moratoria se non una messa al bando totale”.

 

Gli insostenibili consumi energetici europei e l'impoverimento dei giacimenti petroliferi e di gas tradizionali, sta spingendo le compagnie estrattive a cercare queste fonti fossili in luoghi sempre più inaccessibili come in mare profondo. Questo mette i nostri mari, e di conseguenza l'intero ecosistema marino europeo, a rischio disastro ambientale. Per questo motivo l'Ue deve avere la forza di adottare una normativa di riferimento quanto più vincolante possibile per evitare che una tragedia ambientale come quella della BP nel Golfo del Messico possa  verificarsi anche nei nostri mari”, conclude l'eurodeputato.

 

 

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