Venezia 5 feb. 2019 -      “Oggi ho vissuto un ‘Dèjà Vu’, il Consiglio regionale ha riesumato per l’ennesima volta un cadavere. Parliamo di un piano vecchissimo, approvato nel dicembre 2006, con una realtà faunistica, ambientale e agricola contenuta nei piani delle Province risalenti al del 2004.

 

Un provvedimento pubblicato sul Bur del 5 gennaio del 2007 scaduto nel gennaio del 2012 ed è stato riesumato e riportato in vita con ben otto proroghe, l’ultima questo pomeriggio”. A dirlo è Andrea Zanoni, Consigliere regionale del Partito Democratico, commentando il voto odierno dell’Aula sul Piano faunistico venatorio. “La Legge sulla caccia, la 157/1992, prevede che il piano venga approvato ogni 5 anni, proprio perché nel tempo il territorio cambia. Basti pensare che all’approvazione, 12 anni fa, non era ancora stata fatta la Valdastico Sud, né la Superstrada Pedemontana Veneta che, da sola, ha mangiato un territorio di 850 ettari dove la fauna selvatica si riproduceva e dove si esercitava la caccia.

 

In questi anni poi si sono manifestati sconvolgimenti climatici che hanno influenzato molto negativamente la riproduzione della fauna selvatica, mi riferisco ai lunghi periodi di siccità, alle bombe d’acqua, agli uragani e tornado. Inoltre - prosegue - i cacciatori in Veneto hanno subito una importante diminuzione, passando dai 60.000 dell’inizio millennio ai 42.900 del 2018, con un calo di circa il 30%. Il piano riesumato, inoltre, non prevede la presenza dei grandi carnivori: alla fine la Lega promotrice di tante interrogazioni, mozioni, progetti di legge sul lupo ha approvato una proroga dove tutto ciò è assente. Mi chiedo dove sia la coerenza, in particolare del capogruppo Finco, in prima fila nel sollecitare il via libera agli abbattimenti. Quindi è un piano virtuale, che va contro la Legge 157/92 che prevede una durata limitata a cinque anni e contro le direttive comunitarie Habitat e Uccelli recepite da tale legge”.

 

“Un provvedimento - continua Zanoni - con cui si compie un furto nei confronti dei cittadini del Veneto, in particolare di coloro che vivono in campagna e collina e degli agricoltori. La legge nazionale 157/1992 e quella regionale 50/1993 sulla caccia consentono infatti in un periodo di trenta giorni dopo la pubblicazione del nuovo piano di poter chiedere legittimamente alla Regione di vietare la caccia nei propri terreni. Se però si approva la proroga invece del nuovo piano, la finestra dei 30 giorni non si apre.

 

Ho proposto un emendamento in tal senso, bocciato dai colleghi leghisti. Così facendo si creano due categorie di cittadini: una di Serie A, i cacciatori ai quali viene garantito comunque il diritto di sparare; e quelli di Serie B ai quali viene negato un sacrosanto diritto, sancito dalla legge, di vietare la caccia nel proprio terreno.

 

Sono passati dal motto ‘Paroni a casa nostra’ a ‘Paroni a casa Vostra’, ovvero garantire solo a una categoria di cittadini di fare da padroni in casa d’altri: i cacciatori. D’altronde è coerente con la passerella di Salvini che alla Hit Show di Vicenza dello scorso anno in piena campagna elettorale ha fatto l’accordo coi cacciatori. È invece incoerente - conclude - l’assessore Pan. Il 9 febbraio 2017 ci disse in aula che era l’ultima proroga del piano e che l’avrebbe portato in aula prima dell’estate. Evidentemente scherzava, ma è una figuraccia per tutto il Veneto”.