“La Regione deve far chiudere la Miteni, bonificare il sito contaminato e promuovere una causa civile per il risarcimento dei danni subiti da comuni, consorzi acquedottistici, allevatori, agricoltori, cittadini”. Questa la richiesta formulata dal Consigliere regionale Andrea Zanoni (Partito Democratico) nell’ambito della discussione relativa alla mortalità retrospettiva causata da esposizione a Pfas.

“Lo studio condotto da Enzo Merler e Paolo Girardi, epidemiologi dell’università di Padova e di Verona, illustrato a Venezia il 22 e 23 febbraio scorsi durante il workshop internazionale organizzato dalla Regione Veneto sui risvolti della contaminazione che ha avvelenato suolo e acque di 23 comuni, in una superficie di circa 150 kmq popolata da 120 mila persone a cavallo delle province di Vicenza, Padova e Verona - spiega il consigliere - ha dimostrato che tra il personale di Miteni la mortalità retrospettiva degli addetti direttamente esposti alle sostanze perfluoralchiliche (i Pfas) risulta superiore alla media con un’incidenza anomala di tumori al fegato, alla vescica, al rene e con picchi di cirrosi, diabete ed ipertensione. Lo studio ha anche messo in evidenza come dal 2004 al 2012 le concentrazioni di Pfoa nel sangue dei lavoratori, si siano attestate tra i 5 e i 10 mila nanogrammi per grammo”.

“Le analisi dei prelievi del sangue eseguiti invece su 50 quattordicenni residenti nella “zona rossa” interessata dagli sversamenti della Miteni nelle acque - prosegue il Vicepresidente della Seconda commissione Ambiente - hanno portato alla luce valori di sostanze perfluoroalchiliche 30 volte superiori al normale pari a 64 nanogrammi di sostanze Pfas nel sangue quando la media nazionale dei non esposti è attorno ai due-tre nanogrammi. Negli Stati Uniti DuPont e Chemours che hanno causato un inquinamento simile, ma molto più limitato in estensione ed importanza, hanno pagato 670,7 milioni di dollari per mettere fine alle 3.500 cause legali avviate per i danni causati dallo sversamento di acido perfluoroottanoico (Pfoa) nel fiume Ohio dall’impianto per la produzione di Ptfe Washington Works in West Virginia”.

“Di fronte a questi dati - continua l’esponente democratico - Zaia e la sua Giunta devono a maggior ragione dare seguito alla mozione approvata dal Consiglio regionale con Deliberazione n. 77 del 22 marzo 2016 che, al punto 8, grazie ad un mio emendamento, prevedeva specifiche azioni legali a carico della Miteni per il risarcimento dei danni subiti da Comuni, consorzi acquedottistici, aziende e cittadini per concretizzare il principio europeo di “chi inquina paga”. Mi auguro che il pm Barbara De Munari, che conduce l’inchiesta della procura vicentina, presente all’incontro sui Pfas, consideri anche quanto ho segnalato nella denuncia che ho presentato lo scorso ottobre presso il Tribunale di Vicenza in merito ai danni causati all’agroalimentare”.

“Con la modifica dell’articolo 11 del Piano di Tutela delle acque - conclude Zanoni - approvato in Commissione Ambiente giovedì 16 febbraio 2017, che prevede che in caso di siti inquinanti o che possono pregiudicare lo stato delle acque, si debba procedere alla chiusura o delocalizzazione, ora la Regione ha tutte le carte in regola per far chiudere la Miteni. È ora di finirla con tutte queste spese a carico del contribuente quando pare ormai accertato il responsabile di questo disastro”.