Zanoni (PD), Guarda (AMP) e Bartelle (M5S): “Il responsabile politico di tutto questo è Zaia che ha addirittura revocato il divieto di caccia.”

Venezia 4 novembre 2018 - Grazie alle Guardie Volontarie delle associazioni di tutela ambientale oggi sono stati rilevati gravissimi casi di bracconaggio in quasi tutta la regione: a Loreggia, nel padovano le Guardie ENPA hanno denunciato due cacciatori che hanno ucciso e ferito rispettivamente due uccelli protetti: un Colombo (Columba livia) e un Marangone minore (Phalacrocorax pygmeusuna) specie superprotetta compresa nell’Allegato I della Direttiva uccelli e compreso in una speciale lista dell’articolo 2 della legge sulla tutela della fauna selvatica e della caccia, la 157/92, che per casi simili prevede anche l’arresto da 2 a 8 mesi. A San Martino di Lupari le Guardie dell’Enpa hanno denunciato un cacciatore che per non incorrere nei limiti di carniere previsti dal calendario venatorio non aveva annotato nel tesserino di caccia le Allodole uccise.  A Negrar, in provincia di Verona, le Guardie volontarie dell’Associazione Earth hanno denunciato due cacciatori che si avvalevano del richiamo elettroacustico, vietato dalla Direttiva Uccelli e dalle leggi statali, con il richiamo per l’Allodola.

Dalle segnalazioni giunte da chi ha effettuato dei controlli in provincia di Treviso, Vicenza, Rovigo, Venezia e Verona viene dipinta una situazione molto preoccupante, ovunque si sparava pochissimo perché le campagne sono quasi deserte, con pochissimi animali, evidentemente stremati e decimati dopo settimane di pioggia e di disastri ambientali.

Andrea Zanoni (PD), Cristina Guarda (AMP)  e Patrizia Bartelle (M5S) dell’Intergruppo per la tutela e Conservazione della natura hanno così commentato la situazione: “Ci associamo alle richieste indirizzate in queste ore al Governatore Zaia, da parte delle associazioni come la LAV Lega Antivivisezione, il WWF Italia, la Sezione Veneto di Mountain Wilderness, la Vicepresidente di ISDE Veneto,   di sospendere immediatamente la caccia almeno fino a quando non verrà rilevata la reale consistenza della fauna selvatica dopo questi disastri climatici, ciò in attuazione del principio di precauzione e delle norme sulla tutela della fauna selvatica.”

“Stanno sparando su animali stremati, sui pochi sopravvissuti da settimane di intense piogge, bombe d’acqua, allagamenti ed esondazioni di fiumi, per non parlare dei 15 milioni di alberi rasi al suolo stimati da Coldiretti,  - continuano i consiglieri - è una situazione che richiedeva la chiusura della caccia così come previsto dalla legge 157/1992 all’articolo 19 comma 1 e dalla legge regionale n.50 del 1993 che all'articolo  17 stabilisce che il “Presidente della Giunta regionale può limitare i periodi di caccia o vietare l'esercizio venatorio sia per talune forme di caccia che in determinate località, alle specie di fauna selvatica di cui all'articolo 18 della legge n. 157/1992, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità.”

“I cacciatori, una minoranza per fortuna,  che oggi hanno sparato agli animali superstiti stremati, - continuano i consiglieri - non hanno un minimo di umanità e sensibilità ambientale,  invece di imbracciare la doppietta o addirittura compiere gravissime azioni di bracconaggio, potevano aiutare la protezione civile per dare una mano alle migliaia di cittadini veneti senza luce, acqua e casa. E’ evidente che il responsabile politico di questa gravissima situazione ha un nome e cognome: Luca Zaia, il quale annuncia a tutti i media che il Veneto è in ginocchio, che in Veneto ci sono le ceneri,  ma evita di applicare le norme di tutela ambientale piegandosi al volere della lobby piu’ estremista della caccia, quella rappresentata da Berlato, arrivando addirittura a revocare il limitatissimo divieto che era previsto per sabato e domenica. Ci auguriamo che in Zaia resti un minimo di legalità e buon senso e che pertanto provveda ad applicare subito e senza ritardo la legge vietando almeno per un’altra settimana la caccia in tutto il Veneto. Una cosa è certa senza la retromarcia di Zaia quel rarissimo esemplare di Marangone minore, specie superprotetta, ora sarebbe ancora libero di volare invece di stare con un’ala maciullata dai pallini in un ambulatorio di un veterinario.”