Venezia, 6 feb. 2019 - “Ancora bracconieri in manette, a testimonianza di quanto il fenomeno sia diffuso in Nord Italia e specialmente in Veneto e di come siano necessari maggiori controlli. Mi congratulo con il Corpo forestale della Provincia di Trento e con i Carabinieri forestali di Treviso per questa operazione”.

 

Con queste parole, il consigliere regionale del Partito Democratico, Andrea Zanoni, è intervenuto “sull’indagine, partita nell’autunno 2018, che ha portato all’arresto di ben sette persone, in cinque regioni: oltre diecimila uccelli catturati e messi in scatole di cartone per destinarli ai mercati di tutta Europa, con un giro d’affari di circa due milioni di euro, ‘regolarizzandoli’ in maniera fraudolenta”.

 

“Una vera e propria associazione a delinquere – denuncia il Vicepresidente della Commissione consiliare Ambiente -  che rubava i piccoli volatili direttamente dai nidi in boschi e vigneti, agendo di notte per eludere i controlli. Gli uccelli erano poi rivenduti come ‘esche’ per la caccia, i cosiddetti richiami vivi,  o, nel caso di esemplari particolarmente bravi nel canto, per scopo ornamentale e quindi per le fiere degli uccelli. Per quanto riguarda i giovani uccelli rubati nei nidi, di norma vengono sottoposti, anche tramite veterinari compiacenti o loschi figuri improvvisati chirurghi, ad operazioni per identificarne il sesso, come nel caso dei Tordi bottacci. Tramite il taglio dell’addome viene visionato l’interno, uccidendo le femmine e ricucendo poi i maschi da allevare e vendere come richiami vivi”.

 

“Tra le persone arrestate dai Carabinieri forestali, ora ai domiciliari dopo una settimana passata in carcere a Santa Bona – ricorda l’esponente dei Democratici -  ci sono anche due trevigiani, Maurizio Pasini di Conegliano e Alessandro Lavina di Godega di Sant’Urbano, sorpresi con 16 tordi sasselli, 51 merli, 15 ciuffolotti e un crociere, accusati di aver acquistato avifauna selvatica per poi rivenderla. I capi di accusa per i due sono il reato di ricettazione e l’associazione a delinquere, questo in quanto la fauna selvatica è considerata patrimonio indisponibile dello Stato”.

 

“C’è bisogno di intensificare ulteriormente le attività di controllo – chiede Zanoni - spero tuttavia che qualcosa stia cambiando anche con l’operazione dei giorni scorsi in Laguna e nel Delta del Po, con blitz nelle valli di caccia da parte dei Carabinieri forestali, valli considerate finora dei fortini inespugnabili. Come mai, però, in Veneto sono sempre i Carabinieri forestali ad intercettare questi reati?”.

“La Regione come sta utilizzando il servizio di vigilanza? – chiede ancora il consigliere Dem - Se fossi l’Assessore alla Caccia, mi farei qualche domanda su dove stia sbagliando. È da inizio legislatura che deposito interrogazioni sul bracconaggio, sulle inadempienze della Giunta per quanto riguarda il Piano nazionale di contrasto, chiedendo fondi, per esempio per rinforzare la vigilanza e fornire mezzi alle Guardie volontarie. Finora senza successo”.

 

“Un comportamento grave, questo, da parte della Regione – conclude Andrea Zanoni -  che rischia così di essere involontaria complice dei bracconieri”.