“Nel Boite e nel Piave c’è stata una vera e propria strage di pesci a causa dello sversamento di fanghi e detriti, in seguito ai lavori di manutenzione straordinaria della centrale idroelettrica nel torrente Boite effettuati da Enel. Non è la prima volta che accade, quindi chiedo alla Regione cosa intende fare per prevenire il ripetersi di questi episodi e per riparare ai danni dell’ecosistema danneggiato”. Sono due delle domande contenute in un’Interrogazione presentata dal Consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni.

“Servono indubbiamente maggiori controlli: i danni ambientali, ecologici ed economici sono pesanti. Già a luglio il presidente del Bacino di pesca numero 8 ‘Piave’ aveva segnalato come il problema dei fanghi si verificasse periodicamente. Arpav già svolse un’attività di monitoraggio sulle acque oggetto di sversamento di limi e fanghi; vorrei sapere se è nuovamente intervenuta e quali sono gli ultimi dati analitici aggiornati. Anche perché - aggiunge il Vicepresidente della commissione Ambiente - la situazione si è decisamente aggravata, con la morìa di pesci dovuta essenzialmente ad asfissia come dimostrano alcune foto inviatemi da alcuni presidenti di bacini di pesca e con l’intasamento degli interstizi della ghiaia del fiume habitat necessario per il deposito delle uova dei pesci. Sono molti i cittadini rimasti impressionati dalle immagini trasmesse anche dal Tg3 Veneto, con il Piave che sembra asfaltato dal fango”.

“La Regione, oltre a effettuare maggiori controlli, dovrebbe farsi parte attiva, con gli assessorati all’Ambiente e alla Pesca, affinché alle Conferenze dei servizi possano partecipare anche i responsabili dei Bacini di pesca, in quanto conoscono in maniera molto approfondita le dinamiche dei corsi d’acqua e la situazione dei pesci che lì vivono e si riproducono. Inoltre - continua Zanoni illustrando l’interrogazione sottoscritta anche dal collega Pietro Dalla Libera di Veneto Civico - sarebbe utile il coinvolgimento tutti gli attori interessati al problema, come le associazioni ambientaliste, in particolare quelle che da sempre si battono per la tutela dei nostri corsi d’acqua. Tutto ciò sarebbe fondamentale in modo da programmare ogni intervento con la massima trasparenza e usare anziché lo sversamento dei fanghi, alternative non impattanti e non dannose, già in essere in altri fiumi, con l’obiettivo di prevenire qualsiasi danno a ittiofauna, ecosistema e ambiente”.