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Quote rosa per i CdA delle aziende Ue quotate in borsa

Il Parlamento europeo approva una nuova direttiva che chiede il 40 per cento minimo di donne nei consigli d’amministrazione della aziende europee quotate in borsa entro il 2020. L’eurodeputato Andrea Zanoni: “Si tratta di una misura concreta indispensabile per colpire il gretto maschilismo che vige ancora oggi nel mondo del lavoro europeo

 

Il Parlamento europeo ha approvato oggi a Strasburgo una direttiva per garantire che le donne occuppino il 40% dei posti nei consigli di amministrazione delle società Ue quotate in borsa entro il 2020. L’eurodeputato ALDE Andrea Zanoni ha così commentato: “Personalmente non sono un fan delle quote rosa perché reputo che una società evoluta non dovrebbe averne bisogno. Tuttavia, vista la continua discriminazione sul lavoro alla quale sono sottoposte le donne anche in Europa, la soglia minima di presenza femminile nei CdA che abbiamo stabilito oggi rappresenta un mezzo concreto ed efficace per contrastare il gretto maschilismo che ancora oggi contraddistingue il mondo del lavoro europeo”.

 

Secondo la nuova direttiva, entro il 2020 le donne dovrebbero occupare il 40% dei posti non esecutivi nei consigli di amministrazione delle società UE quotate in borsa dovranno. Inoltre le nuove regole impongono alle aziende di garantire una procedura di selezione trasparente, aperta e leale e introducono sanzioni nel caso ciò non avvenga. Le piccole e medie imprese (con meno di 250 dipendenti) saranno escluse dalla direttiva.

 

Purtroppo nel 2013, solo il 17,6% dei consiglieri non esecutivi delle più grandi aziende dell’UE erano donne. Così non si può più andare avanti. Se l’Europa vuole davvero ergersi a paladina della lotta alle diseguaglianza e alle discriminazioni di genere del mondo, deve prima di tutto risolvere quelle che si trovano al suo interno”, prosegue l’eurodeputato secondo cui il problema va appunto risolto dal punto di vista europeo: “In Italia, dove in forza della normativa adottata nel 2011 le società quotate e a partecipazione pubblica dovranno assicurare entro il 2015 una partecipazione femminile del 33% negli organi di gestione e vigilanza, si è registrato un aumento di 4,9 punti percentuale tra gennaio e ottobre 2012 quanto al numero delle donne che siedono nei CdA delle società quotate. Ma questo non basta. Un quadro comune solido a livello europeo è essenziale non solo per garantire la stessa situazione in tutti i 28 Paesi membri ma anche per le società con attività transfrontaliere, per la mobilità e le prospettive di carriera dei dipendenti (uomini e donne) qualificati in seno agli organi decisionali”.

 

 

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