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ZANONI

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Ferriera di Trieste e violazioni ambientali. Zanoni: «Si accertino tutte le responsabilità»

Il Pubblico Ministero della Procura di Trieste, Federico Frezzala, ha chiuso le indagini che vedono il Direttore dello stabilimento siderurgico di Servola a Trieste e il Commissario straordinario della Lucchini Spa indagati per aver gestito l’impianto in assenza di Autorizzazione Integrata Ambientale. L’eurodeputato PD Andrea Zanoni ha affermato: «Mi auguro che la Magistratura vada fino in fondo e che chi ha causato danni in violazione delle normative nazionali e comunitarie paghi»

 

La Ferriera di Servola a Trieste nel mirino della Procura giuliana per violazioni ambientali. Il pubblico Ministero, Federico Frezzala, ha concluso la fase delle indagini a carico del Direttore dello stabilimento siderurgico, Giuseppe Bonacina e del Commissario Straordinario della Lucchini Spa, Piero Nardi. L’accusa è di aver gestito l’impianto in parziale assenza di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

 

In particolare, il Direttore Bonacina, secondo la Procura, avrebbe disposto che il polverino di catrame venisse quotidianamente miscelato al carbon fossile destinato ai forni della cokeria, con una procedura tecnica prevista dalla “Bat 57” (Best available tecniques) ma non contemplata dall’AIA. Dalle indagini sarebbe risultato che l’operazione di riciclo avveniva regolarmente senza che la Direzione della Ferriera lo comunicasse preventivamente all’autorità competente che avrebbe potuto imporre particolari modalità o limiti quantitativi.

 

Secondo la Procura di Trieste, la procedura di miscelazione del polverino di catrame residuo di lavorazione della cokeria, pur prevista dalla “Bat”, non è consentita dalla normativa ovvero è fuori legge.

 

A novembre 2013, è stato diffuso nel sito web del “Fatto Quotidiano” un video girato con il telefonino da un operaio della Ferriera durante un’operazione di scarico del catrame: una sostanza densa e scura veniva versata a terra. Già il giorno seguente sono scattati i campionamenti dell’Agenzia Regionale per la Protezione e Prevenzione Ambientale (ARPA) sui cumuli di catrame prodotto dalla Ferriera e si è svolto l’interrogatorio del direttore dello stabilimento Bonacina, che aveva ribadito la regolarità dell’operazione.

 

La Lucchini Spa aveva precisato che le operazioni effettuate “rappresentano un’attività di recupero assolutamente prevista nel processo produttivo come definito dalle migliori tecniche disponibili per la prevenzione e il controllo integrato dell’inquinamento ai sensi della Direttiva 2010/75/Ce, appunto la Bat 57”. Di tutt’altro avviso la Procura di Trieste che, dagli accertamenti, ha rilevato l’assenza di autorizzazioni.

 

 L’eurodeputato PD Andrea Zanoni membro della Commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha affermato: «Plaudo all’ottimo lavoro della Magistratura. A questo punto si deve andare fino in fondo, arrivando al processo per accertare tutte le responsabilità. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare. Alla situazione drammatica che già ho sottoposto all’attenzione dell’Europa denunciando i livelli allarmanti di contaminazione e l’insorgenza di neoplasie tumorali registrate tra gli ex dipendenti della famigerata Ferriera, ora si aggiunge un aspetto altrettanto inquietante. Oltre a possibili violazioni delle Direttive 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali, prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento e “Aria” 2008/50/CE, ora potrebbe esserci anche la violazione dell’obbligo all’Autorizzazione Integrata Ambientale e dunque del Decreto legislativo 3 aprile 2006 numero 152 “Codice Ambiente”, modificato dal Decreto legislativo 29 giugno 2010 numero 128, che costituisce  il recepimento della Direttiva 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC)».

 

Il 24 gennaio 2014, Zanoni è stato intervistato dall’inviata Nadia Toffa del programma satirico di denuncia “Le Iene” sull’allarmante situazione dell’impianto siderurgico situato nel rione Servola di Trieste, densamente popolato e da tempo al centro delle cronache sia per i livelli di Benzo(a)pirene e di PM10 registrati nell’area che per il piano di riqualificazione – riconversione a cui dovrebbe essere sottoposta.

 

BACKGROUND

 

 L’obsoleto stabilimento siderurgico specializzato nella produzione di ghisa si trova nel popolato rione di Servola a Trieste. A partire dal 21 dicembre 2012, l’impianto è stato commissariato per stato d’insolvenza ed è intervenuto uno studio per avviare un piano industriale di riqualificazione/riconversione.

 

Il 20 giugno 2013, Zanoni ha presentato una prima interrogazione alla Commissione europea denunciando gli elevati livelli di Benzo(a)pirene e di PM10 registrati nell’area e l’insorgenza di neoplasie tumorali nei suoi ex dipendenti e chiedendo in che modo il Piano strategico volto a preservare la competitività della siderurgia UE presentato  il 5 giugno 2013 coinvolgesse la ferriera di Trieste e se non si ritenesse fondamentale prendere in considerazione nel piano di riconversione gli aspetti sanitari e ambientali oltre che a quelli economici.

 

Le analisi effettuate nel 2007 dal Centro Interdipartimentale di Gestione e Recupero Ambientale CIGRA dell’Università degli Studi di Trieste, su richiesta della locale Procura della Repubblica rilevavano nella zona preoccupanti valori di Benzo(a)pirene, in media pari a 21 ng al metro cubo, con picco a 90 ng al metro cubo, a fronte del limite di 1 ng al metro cubo imposto dalla Direttiva 2004/107/CE. Le concentrazioni di PM10 si rivelavano sistematicamente superiori al limite di 50 µg al metro cubo stabilito dalla Direttiva “Aria” 2008/50/CE, e risultavano fuori norma anche i valori di PM2,5.

 

 Il 30 agosto 2013, il Commissario Ue all’Industria Antonio Tajani ha risposto che “l’applicazione delle disposizioni nazionali comprese le misure in materia di valutazione e gestione del rischio degli impianti siderurgici come la Ferriera di Trieste, rientrano nelle responsabilità delle autorità nazionali e che i contributi messi a disposizione dalla Banca europea degli investimenti BEI nel contesto del Piano UE per la siderurgia dovranno essere subordinati al rispetto da parte degli impianti della direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali.

 

Il 18 novembre 2013, Zanoni ha presentato una seconda interrogazione alla Commissione europea fornendo gli ultimi preoccupanti dati sull’inquinamento prodotto dall’impianto e chiedendo che l’Ue verifichi il rispetto della Direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali, prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento.

 

I dati consegnati a Bruxelles sono stati raccolti da un cittadino residente nella zona in cui è in funzione l’impianto relativi alla contaminazione della sua abitazione e della sua persona. In prossimità della sua abitazione, la concentrazione di benzo(a)pirene rilevata è pari a 127 ng/m3 (nanogrammi per metro cubo), per un totale di IPA cancerogeni presenti di 431 ng/m3.

 

I valori di idrossipirene e idrossinaftalene (due metaboliti degli IPA) presenti nelle sue urine superano anche del triplo quelli di un cittadino-campione residente nel quartiere in cui si trova l’Università di Trieste a qualche chilometro di distanza (Analisi commissionate dall’ASS (Azienda per i Servizi Sanitari) n. 1 di Trieste al Professor Urbani Ranieri del Dipartimento di Scienza della Vita dell’Università degli Studi di Trieste.

 

Dai rilievi effettuati l’8-9 agosto 2011 emergerebbe che la contaminazione in prossimità dello stabilimento sia ancora più grave rispetto a quanto riferito nella prima interrogazione: – in prossimità dell’abitazione del cittadino residente nel quartiere in cui si trova la “Ferriera di Trieste” la concentrazione di benzo(a)pirene rilevata è pari a 127 ng/m3 (nanogrammi per metro cubo), per un totale di IPA cancerogeni presenti di 431 ng/m3; – nell’area in cui è stato posizionato il soggetto di confronto, nel quartiere in cui si trova l’Università, la concentrazione di benzo(a)pirene rilevata è invece pari a 0,00 ng/m3, per un totale di IPA cancerogeni presenti di 0,24 ng/m3.

 

In un filmato che sarebbe stato girato di nascosto da un operaio dell’impianto, si possono osservare sospetti sversamenti all’aperto di una sostanza scura. Secondo notizie a mezzo stampa, il Direttore del Dipartimento di Trieste dell’ARPA FVG, informato dei fatti, avrebbe denunciato il tutto alla Procura della Repubblica.

 

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