“Tanti proclami, buone intenzioni ma alla fine quella sul consumo del suolo è una ‘legge fuffa’, annacquata con troppe deroghe ed esenzioni. Una vera presa in giro, che Zaia userà come spot ma che lascia tutto inalterato”. Così il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni nel valutare il provvedimento che ha avuto il via libera definitivo dalla Seconda commissione (PD e Lista AMP hanno votato contro) approderà in aula il 14 marzo.

“Avevamo abbandonato la seduta a gennaio, denunciando lo svuotamento di una legge attesa da troppo tempo e l’approvazione di oggi è la conferma che la nostra protesta era fondata – ricorda Zanoni – L’articolo 1, sui principi generali, dove si parla di qualità della vita delle generazioni future, salvaguardia della salute e del territorio, tutela degli ecosistemi rimane solo sulla carta. Basta scorrere il testo e arrivano le note dolenti”.

Nel mirino del vicepresidente della commissione Ambiente c’è in primis l’articolo 4 della legge: “Si spoglia il Consiglio di una delle scelte più importanti, perché è scritto che sarà la Giunta a stabilire, entro 180 giorni, la quantità massima di consumo di suolo ammesso nel territorio regionale in coerenza, dicono, con l’obiettivo comunitario di azzerarlo entro il 2050 e sarà sempre la Giunta a effettuare le procedure di verifica e monitoraggio. Non possiamo non essere preoccupati sulla tempistica: c’era un altro piano da fare entro 180 giorni, il Piano Cave. Solo che lo stiamo attendendo ancora oggi dal 1982”.

L’altro punto contestato riguarda l’articolo 11, quello sulle Disposizioni finali. “Sarebbe stato più corretto chiamarlo ‘Deroghe’, visto il lunghissimo elenco – ironizza Zanoni – Non vengono considerati ai fini del consumo del suolo gli interventi negli ambiti di urbanizzazione consolidata, i recuperi edilizi, le opere pubbliche, le attività dello Sportello unico attività produttive (Suap), le serre e i manufatti agricoli, le attività di cava (ghiaia, sabbia, roccia, argilla), il Piano casa, centri commerciali, progetti strategici previsti dal Piano territoriale regionale di coordinamento e addirittura le varianti ai Pat dei Comuni”.

“E come se non bastasse ecco un’ultima ma non meno dolorosa sorpresa all’articolo 12: fino a quando la Giunta non farà il provvedimento in cui stabilisce la quantità massima di suolo, le attività che sono state escluse dall’articolo 11 potranno rientrarci comunque, visto che sono consentiti ‘gli interventi inedificati nella misura del 30% della capacità edificatoria complessivamente assegnata dagli strumenti urbanistici generali’. È un controsenso, è come decidere di andare dal dietologo per la propria salute, ma prima fermarsi al supermercato e comprare le peggiori schifezze con le quali riempire di scorte un intero frigo. Con questa legge, piena di deroghe ed esenzioni, la Regione va a incidere solo sul 10-15% del suolo complessivo, quando invece dovrebbe essere protetto in toto”.

Ma i problemi, insiste il consigliere del Partito Democratico, non finiscono qua: “Ci sono criticità, ovvero sovrapposizioni e contrapposizioni con l’attuale legge regionale sull’urbanistica e norme di rango superiore che potranno far nascere contenziosi e problemi di applicazione negli Uffici tecnici dei vari Comuni del Veneto. Vista la lunga attesa, era un provvedimento che doveva esser fatto meglio e con ben altro coraggio”.