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NESSUNO PAGA LA BOLLETTA E L’ENEL TAGLIA I FILI DELLA DISCARICA TIRETTA DI PADERNELLO CHE DAL 2000 INQUINA LA FALDA ACQUIFERA DI PAESE, I POZZI DI ACQUA POTABILE DEL COMUNE DI QUINTO E L’ARIA CHE RESPIRIAMO. SERVONO 20.000 EURO AL MESE SOLO PER ASPORTARE IL PERCOLATO MENTRE PER LA BONIFICA SERVIREBBERO 20 MILIONI DI EURO. PAESEAMBIENTE: “DOV’E’ FINITO IL PRINCIPIO “CHI INQUINA PAGA?”, È ORA CHE INTERVENGA LA MAGISTRATURA.”

Una discarica tra le più inquinanti del Veneto, la Tiretta di Padernello di Paese (TV), la scorsa settimana è stata oggetto di un intervento dell’ENEL che ha provveduto a tagliare i fili perché nessuno ha pagato il conto della corrente elettrica, conto, a quanto pare, trasmesso alla società fallita da tempo concessionaria della discarica. Verosimilmente l’impianto di illuminazione, le elettropompe dei pozzi del percolato, i sistemi della torcia che brucia i gas maleodoranti che da tempo rendono irrespirabile l’aria di mezzo comune e i sistemi di allarme, sono stati oggetto di un blackout con le conseguenze che probabilmente mai si potranno valutare nella loro gravità. Questo grave fatto è sintomatico delle condizioni in cui versa questa discarica che anche il Quadro Conoscitivo del PAT del comune di Paese (Cf. estratto “Quadro Conoscitivo” in allegato), adottato nel settembre 2007 dal Consiglio comunale, definisce come “Sito Inquinato”, riportando che la falda è stata oggetto di contaminazione dovuta alle perdite di percolato dai seguenti inquinanti: ammoniaca, ferro, manganese e bromacile (il 3SBMU), un derivato, quest’ultimo, dei diserbanti e notoriamente tossico (Cf. estratto “Stato Ambiente Provincia di Treviso – Anno 2001” in allegato). Uno studio dell’ARPAV, condotto dal 2001 al 2004, ha monitorato la falda acquifera a valle della discarica dimostrando come nel tempo il percolato abbia contaminato l’acqua ad uso potabile di decine e decine di pozzi sino a quelli ubicati nel cuore della vicina Quinto di Treviso (Cf. planimetria ARPAV allegata), obbligando i cittadini di questo Comune ad approvvigionarsi con le taniche in piazza dell’acqua potabile per ben quattro anni di seguito, costringendo successivamente il comune a stanziare ingenti somme di danaro per dotarsi di una rete acquedottistica (CF. voce “Il nuovo acquedotto comunale” in allegato). La titolare della discarica, la SEV Servizi Ecologici Veneti, fallita nel 2006, ha lasciato alla collettività un’eredità economica dai costi esorbitanti, tanto che una eventuale bonifica costerebbe ai contribuenti circa 20 milioni di Euro. Il fallimento della SEV con il successivo intervento della Provincia di Treviso, del Comune di Paese e del curatore fallimentare dovrebbe essere la causa del conto non saldato con l’ENEL, dove evidentemente tutti pensavano che a pagare la bolletta toccasse all’altro. Tra i tre attori di questa triste storia pare che alla fine a saldare il conto con l’ENEL sarà proprio il comune di Paese; il quale, tra l’altro, attualmente deve sobbarcarsi, con la provincia, una spesa mensile di circa 20.000 euro per il solo asporto del percolato tossico che la discarica produce e che deve essere subito pompato dai pozzi per limitare i danni da percolamento in falda, percolato eliminabile definitivamente solo con la bonifica. Una discarica che inquina la falda acquifera con un componente tossico come il bromacile e che ha fatto chiudere decine di pozzi di acqua potabile al comune di Quinto di Treviso – ha commentato Andrea Zanoni di Paeseambiente – dovrebbe essere gestita con massima cura, attenzione e soprattutto costanza. Quello che è accaduto invece pare sintomatico di uno scarica barile tra gli enti che forse coinvolge anche il curatore fallimentare e che porta ad una situazione di evidente rischio. Sarebbe il caso che la provincia si attivasse al più presto per riscuotere la fideiussione fornita dalla ditta per la ricomposizione in modo da evitare inutili blackout e per poter fronteggiare gli esosi costi relativi all’asportazione del percolato. In ogni caso questo disastro che dura dal 2000 dovrebbe essere oggetto di un’apertura di un fascicolo da parte della Magistratura; ad oggi, infatti, non è stato individuato nessun responsabile, né per il disastro ambientale in atto, né per il danno economico per la collettività. Ma dov’è finito il principio per il quale chi inquina paga?

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