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Inceneritore di Brescia. Zanoni risponde punto su punto ad A2A

Brescia, 5-12-2011

La società A2A cerca di difende il suo inceneritore dopo che Andrea Zanoni aveva chiesto all’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare controlli sulle zone circostanti. Zanoni: “Dati ARPA preoccupanti. Lombardia a rischio sanzioni per violazione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria”. In data 14/11/2011 A2A, l’azienda che gestisce l’inceneritore di Brescia, è intervenuta in risposta all’eurodeputato IdV Andrea Zanoni con una nota pubblicata da alcune testate.

Tre settimane fa, durante i lavori della commissione parlamentare per Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare, Zanoni aveva rivolto alla direttrice esecutiva dell’EFSA (Autorità europea per la Sicurezza Alimentare) Catherine Geslain-Lanéelle, l’invito a promuovere uno studio sugli effetti delle emissioni di inceneritori e cementifici sulle colture e gli allevamenti circostanti, esprimendo particolare preoccupazione per gli episodi del latte alla diossina a Brescia, per i cementifici di Este e Monselice (PD) e per l’inceneritore in via di ultimazione a Parma, in località Ugozzolo.

A2A sostiene che il suo impianto, fin da quando è entrato in funzione nel 1998, non ha contribuito in alcuna misura all’inquinamento. La relazione tecnica del 28 settembre 2009 redatta dall’ARPA di Brescia, invece, indica che le emissioni di diossine che l’inceneritore immette in atmosfera oscillano fra 0,02 e 0,04 ng/Nm3, avvicinandosi molto ai limiti di legge (0,1 ng/Nm3), ma non contiene una valutazione analitica dei PCB-dioxin like, che sono i più tossici e simili alla diossina per effetti e proprietà. Di questi ultimi sono state rinvenute tracce nelle polveri dei presidi di abbattimento, facendo pensare a una possibile “presenza degli stessi nelle emissioni convogliate”. Moltiplicando i valori riportati nella citata relazione ARPA relativi ai singoli inquinanti per le emissioni di fumi su base annuale, si calcola approssimativamente che vengano emessi in atmosfera annualmente: almeno da 3 a 5 g di diossine, circa 5 kg di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), quasi 600 tonnellate di ossidi di azoto, per un totale di svariate tonnellate di polveri.

La società ricorda le tre campagne di rilevamento della qualità dei suoli effettuate dalla ASL di Brescia prima dell’apertura dell’impianto e riconduce la quantità di diossine, PCB, metalli pesanti riscontrati dalle stesse alla “storia industriale” della città. Ci risulta che l’ARPA di Brescia, in occasione di un incontro pubblico tenutosi il 18/05/2009 in relazione alla vicenda del latte alla diossina, avesse garantito di effettuare un’indagine a tutto campo sui terreni interessati, quasi tutti circostanti l’inceneritore A2A. Da allora, in realtà, non sono state più svolte altre campagne, in palese inadempienza rispetto alle prescrizioni della Delibera regionale di autorizzazione dell’impianto (Delibera G. R. L. n. 40001 del 2 agosto 1993). Mancano quindi dati recenti che potrebbero provare un eventuale incremento degli inquinanti nei suoli.

L’azienda continua affermando che il “termovalorizzatore di Brescia è gestito nel pieno e rigoroso rispetto delle norme di legge” e che “sin dall’inizio del suo funzionamento (…) è stato dotato di rilevazione in continuo delle emissioni, nonché, da oltre due anni, di sistema di campionamento in continuo dei microinquinanti”, aggiungendo che tutti i dati sono pubblicati con cadenza settimanale in internet. Nel corso delle visite ispettive del 2009, fra l’altro, l’ARPA rileva che A2A si è sottratta alla prescrizione formale di rendere disponibili i dati di monitoraggio (si veda la relazione sopra citata). Attualmente è sì possibile scaricare dal sito www.apricaspa.it il report della settimana precedente, ma esso si riferisce solamente ai macro-inquinanti, mentre continuano a non essere forniti dati relativi ai micro-inquinanti. Inoltre, il rapporto completo biennale riportato sul sito è del biennio 2006-2007, quindi relativo al funzionamento di almeno 4 anni fa!

Riguardo all’affermazione di A2A che “il termovalorizzatore di Brescia (…) è entrato in esercizio nel 1998 ed è stato continuamente aggiornato nelle tecnologie, rimanendo all’avanguardia per quanto riguarda il rilevamento e la cattura delle emissioni”, ci piacerebbe sapere che fine ha fatto il sistema “DENOX”. Va anche ricordato che l’impianto è stato oggetto di messa in mora da parte della Commissione UE (16 giugno 2005, con sentenza della Corte il 5 luglio 2007) in quanto la terza linea è stata realizzata senza valutazione di impatto ambientale e senza coinvolgimento dei portatori di interesse prima delle decisioni dell’autorità competente.

Infine, a proposito del premio che nell’ottobre 2006 ha collocato l’inceneritore di Brescia al 1° posto al mondo per risultati ambientali e recupero energetico, è bene sottolineare che WTERT – l’ente che ha attribuito il riconoscimento – è sponsorizzato fra l’altro da aziende che hanno contribuito alla costruzione dell’impianto medesimo: praticamente un “auto-premio”!

Zanoni conclude: “È importante tutelare l’aria, anche perché questo inceneritore si trova in Lombardia, una delle 12 regioni in vista di sanzioni per violazione della Direttiva europea 2008/50/CE sulla qualità dell’aria”.

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