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IL TRIBUNALE DI VENEZIA HA CONDANNATO I RESPONSABILI DEL TRAFFICO NAZIONALE DI RIFIUTI TOSSICONOCIVI CHE HA RIGUARDATO ANCHE LA DISCARICA SEV DI PADERNELLO DI PAESE. 20 MILIONI DI CHILI DI RIFIUTI CONTENENTI AMIANTO, IDROCARBURI E METALLI PESANTI RESTANO ANCORA A PAESE IN MODO DEL TUTTO ILLEGALE. LA LENTEZZA DELLA PROVINCIA DI TREVISO HA PERTANTO SUPERATO QUELLA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA.

La Giustizia italiana questa volta ha battuto nei tempi la Provincia di Treviso. Il Tribunale di Venezia ha emesso una sentenza di condanna, a mezzanotte di giovedì 7 febbraio 2008, nei confronti dei responsabili che hanno lucrato a scapito del nostro territorio, scaricando anche nella discarica Finadria, diventata poi SEV, di Padernello di Paese, rifiuti tossici nocivi misti a fibre di amianto. L’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo ambientale coordinati da PM Giorgio Gava, ha riguardato l’attività’ ritenuta illecita della Nuova Esa di Marcon (Venezia) e della Servizi Costieri di Mestre (Venezia). Il collegio presieduto da Sergio Trentanovi ha condannato Gianni Giommi, legale rappresentante della Nuova Esa, a sei anni, e, per l’attività’ della Servizi Costieri, Carlo Valle a tre anni e quattro mesi, Giuliano Gottard a due anni e tre mesi e Gianni Gardenal ad un anno e 11 mesi, pena sospesa. I quattro sono stati condannati anche al ripristino dello stato dell’ambiente mentre a vario titolo dovranno risarcire le varie parti civili, tra comuni, enti ed associazioni, per circa mezzo milione di euro. Persino il Pubblico Ministero Giorgio Gava è rimasto sorpreso per il riconoscimento di pene maggiori di quelle richieste, dichiarando fra l’altro che: “Per anni nessuno si sarebbe accorto di nulla a causa della carenza di controlli da parte di pubblici ufficiali distratti o compiacenti”. Il magistrato ha fatto alcuni esempi: alla Finadria di Paese, poi divenuta SEV, sarebbero finiti, in cinque mesi, 20 milioni di chili di rifiuti che non potevano essere stoccati in quel luogo, che poteva ospitare solo terre e rocce provenienti da scavi. Invece ci sarebbero finiti i rifiuti del Consorzio Dese Sile con tanta fibra di amianto e quelli della Cooperativa ceramica di Imola con idrocarburi e metalli pesanti e nocivi. Il Consorzio aveva pagato 220 lire al chilo alla «Nuova Esa» per lo smaltimento, mentre i modenesi avevano sborsato più di 300 lire. La società di Marcon, al titolare della discarica trevigiana, aveva pagato per i primi 35 lire al chilo, per i secondi 7 lire. “La Nuova Esa ha raccolto profitti anche fino al 5000 per cento” ha spiegato Gava. Parte di questi rifiuti sono arrivati a Paese nel 2001 e l’anno successivo il Corpo Forestale dello Stato li aveva individuati come rifiuti non conformi speciali e tossico-nocivi. Molto esigui gli importi riconosciuti dalla sentenza ai vari attori del procedimento; a titolo di esempio basti citare che al Comune di Paese vengono riconosciuti solo 5.000 Euro. Se da un lato la Giustizia, con la sua famigerata lentezza, è comunque arrivata ad un risultato, la Provincia di Treviso che era fra l’altro preposta al controllo della discarica SEV, dove si è consumata parte del delitto punito con la sentenza emessa, non ha ancora provveduto a far rimuovere i 20 milioni di chili di rifiuti contenenti fibra di amianto, idrocarburi e metalli pesanti e nocivi. La Provincia di Treviso proclamava nel giugno del 2005 il pugno di ferro contro le discariche e intimava alla Sev la rimozione dei rifiuti non conformi, iniziando il procedimento per incamerare le fidejussioni per provvedere direttamente alla rimozione dei rifiuti. La provincia però è rimasta al palo e i rifiuti sono rimasti dove non avrebbero mai dovuto arrivare. Purtroppo, le colline di questi rifiuti oggi sono ancora a Paese con l’aggravante che mentre inizialmente erano state messe in atto delle misure di sicurezza tramite la copertura di teli per evitare il percolamento dei micidiali composti nelle falde acquifere, oggi detti teli sono pressoché scomparsi sotto l’effetto delle intemperie e della vegetazione spontanea. In merito si vedano le fotografie di una di queste colline di rifiuti scattate a marzo del 2005, ad ottobre del 2005 e a dicembre 2007 (vedi www.paeseambiente.org). Inutile dire che da dicembre 2007 ad oggi la situazione di abbandono di questi rifiuti resta inalterata. Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente ha dichiarato: La Provincia è stata battuta in velocità perfino dalla Giustizia italiana tant’è che dopo anni di indagini i responsabili sono stati condannati mentre le colline di questi rifiuti pericolosi restano ancora a Paese sottoposti al vento ed alle intemperie.

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