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Discriminato a Verona perché con i capelli lunghi, il caso arriva a Bruxelles

L’eurodeputato Andrea Zanoni presenta un’interrogazione alla Commissione europea per denunciare la discriminazione sul lavoro di un dipendente civile del Tribunale Militare di Verona per capelli lunghi e abbigliamento. “Queste discriminazioni non sono più ammissibili oggigiorno. La direttiva Ue sulla parità di trattamento parla chiaro”

 

“L’Ue garantisca la non discriminazione sul luogo di lavoro all’interno del Tribunale Militare di Verona, dove un dipendente civile sarebbe stato vittima di mobbing solo per avere i capelli lunghi”. Lo chiede l’eurodeputato ALDE Andrea Zanoni con un’interrogazione alla Commissione europea in riferimento a un dipendente oggetto di richiamo e minaccia di sanzioni disciplinari solo perché con i capelli lunghi e abbigliamento informale. “Siamo di fronte a una possibile violazione della normativa di parità di trattamento, la Direttiva Ue 2000/78/CE. Non è più ammissibile nell’Europa del XXI secolo alcuna discriminazione sul posto di lavoro, tanto meno per motivi futili come meri canoni estetici e di abbigliamento”.

 

Zanoni porta così a Bruxelles il caso di un dipendente civile del Ministero della Difesa italiano e impiegato al Tribunale Militare di Verona richiamato e minacciato di sanzioni per il proprio taglio di capelli e abbigliamento seppur in mancanza di ordini di servizio e/o direttive scritte dell’ente in tal senso (come ricordato da una nota del 9 maggio 2013 dello stesso Presidente del Tribunale Militare di Verona). Il lavoratore, non essendosi adeguato all’ordine, sarebbe stato poi oggetto di ulteriori condotte mobbizzanti tese al suo isolamento in quanto privato per oltre un mese di un’autonoma postazione di lavoro, nonché attraverso iniziative disciplinari capziose sino ad innescare documentate patologie a carattere psicologico culminate nelle dimissioni del dipendente per giusta causa con l’attivazione di azione di risarcitoria nei confronti dell’ente.

 

“Queste discriminazioni sono assurde e inconcepibili in una città civile come Verona. Alla luce della Raccomandazione 92/131/CEE della Commissione del 27 novembre 1991 e della Risoluzione del Consiglio del 29 maggio 1990 in tema di tutela della dignità delle donne e degli uomini nel mondo del lavoro, ho chiesto all’Ue quali iniziative intende assumere affinché simili casi non si ripetano più né a Verona, né in Italia né nel resto d’Europa”, conclude l’eurodeputato.

 

Ufficio Stampa Eurodeputato Andrea Zanoni

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