Bruxelles, 20-03-2012

 

Quante volte è stato denunciato l'alto inquinamento dell'aria nelle regioni del Nord Italia? Tante, troppe volte. Eppure siamo sempre lì a commentare l'ultimo rapporto di un ente, associazione o agenzia europea, che dice quanto la nostra aria sia inquinata, sporca e avvelenata. Intanto la gente si ammala sempre più spesso e muore.
Questa volta si tratta dell'ultimo rapporto dell'European Environment Agency che ha misurato i livelli di ozono nell’estate scorsa (aprile-settembre) pubblicato ieri a Copenaghen. Secondo gli esperti dell'agenzia europea, solo il Nord Italia e poche altre zone in Europa hanno registrato un elevato numero di sforamenti di ozono a terra. Su 343 stazioni istallate nel nostro Paese ben 149 (il 43 per cento) hanno registrato un numero superiore alla soglia di sforamenti di ozono. Solo tre stazioni, in tutta Europa, hanno raggiunto il pericoloso record di 300 μg/m³, una delle quali si trova proprio in Lombardia.

Insomma, una situazione a dir poco da codice rosso ma che, purtroppo, non stupisce nemmeno più di tanto. Associazioni come Legambiente denunciano da sempre la cattiva qualità dell'aria delle nostre regioni. Cambia l'inquinante (ozono, Pm10, ecc) ma il risultato resta lo stesso: l'aria è inquinata e le persone si ammalano.

Ciononostante le nostre autorità regionali continuano ad investire in tecnologie che non faranno altro che aggravare una situazione già precaria. Mi riferisco alla conversione a carbone della centrale di porto Tolle (Rovigo), all'inceneritore di Ca del Bue (Verona) e a quello di Parma, nonché ai molti cementifici nel padovano che bruciano di tutto, con buona pace di quello che respiriamo.

L'Unione europea, con le sue direttive e rapporti, ci prova ad aiutarci ad inquinare meno e vivere in un ambiente più pulito. Ma come sempre, ci vuole la volontà politica di chi deve prendere le decisioni ultime. Cosa intendono fare Zaia e Formigoni di fronte a questo ennesimo allarme ambientale?

Andrea Zanoni