Eccoci ancora una volta a parlare di caccia in deroga. In teoria, la proposta governativa di modifica dell’art. 19 bis della legge nazionale 157/1992, avrebbe dovuto finalmente riportare la legalità in Italia. Si chiama “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, e avrebbe dovuto costituire la risposta alla messa in mora dell’Italia in seguito alle diverse sentenze di condanna emesse dalla Corte di Giustizia europea a causa della caccia in deroga anche a specie protette dalla Direttiva Ue Uccelli. Protagoniste in assoluto, e in negativo,  Veneto e Lombardia.
Ebbene, a fronte di alcuni aspetti positivi della proposta, nel disegno di legge mancano totalmente elementi essenziali che, se non corretti, lasceranno la proposta di modifica debole e ampiamente inefficace rispetto a un problema che richiede una soluzione forte e radicale in quelle regioni in cui ad oggi vige uno stato di aperta illegalità venatoria. Per questo motivo ho scritto, insieme al collega Niccolò Rinaldi, al Presidente del Consiglio Mario Monti e ai Ministri dell’Ambiente Corrado Clini, delle Politiche Agricole Mario Catania e degli Affari regionali Piero Gnudi, per denunciare questa assurda situazione.

Entrando del dettaglio della legge, mancano alcune precisazioni cruciali come, ad esempio, le cosiddette piccole quantità di uccelli che possono essere abbattuti dagli avidi cacciatori in deroga. Inoltre, il parere dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), sul quale ho presentato anche un'interrogazione alla Commissione europea, viene equiparato al parere degli istituti regionali e non viene considerato vincolante ma puramente consultivo. Assurdo.  Ecco allora che viene consentito alle regioni di creare degli istituti regionali utili solo per dare dei pareri più facilmente "addomesticabili" in tema di caccia in deroga. Inoltre manca l'individuazione di un unico controllore a livello statale con poteri di intervento in caso di provvedimenti regionali non a norma. Infine non vengono specificati quali saranno i rigidi controlli previsti durante le attività di deroga e viene prevista l'annotazione dei capi abbattuti nel tesserino venatorio solo al momento del loro recupero e non immediatamente dopo l'abbattimento.

Appare evidente come il testo di legge faccia acqua da tutte le parti e come rischia, non solo di non cambiare nulla nella realtà dei fatti, ma di lasciare l'Italia a rischio multe da parte dell'Europa. Mi auguro che il Premier Monti, tra le varie urgenze che si trova ad affrontare in questi mesi, trovi il tempo di considerare tramite il Ministero dell'Ambiente anche le nostre osservazioni per evitare altri danni alla fauna e rispettare la normativa comunitaria. La caccia in deroga va considerata illegale e perciò va sepolta definitivamente. D'altronde essere in Europa vuol dire rispettare anche normative come la Direttiva Uccelli.

Andrea Zanoni