Ancora quattro uccisioni sommarie al famigerato zoo di Copenaghen. Il “fondamento scientifico” tanto vantato dalla direzione dallo zoo ha portato alla soppressione di quattro leoni, dei quali due cuccioli, due leoncini di appena sedici mesi. Non abbiamo smesso di scandalizzarci per la barbara macellazione del giraffino Marius che altro sangue scorre a Copenaghen. Come fare a mettere fine a queste uccisioni? Come rispondere alle paure “scientifiche” dei gestori di simili strutture? Semplice: via gli animali dagli zoo!

 

I quattro leoni, un maschio di sedici anni, una femmina di quattordici e i rispettivi cuccioli, sono stati soppressi per evitare il rischio di accoppiamenti consanguinei che avrebbero potuto mettere a rischio la specie nello zoo. I cuccioli, stando a quanto è stato riferito, sono stati soppressi con cinismo perché senza i genitori non ce l'avrebbero fatta a sopravvivere e crescere nel giardino zoologico. “E' la scienza bellezza”, sembrano quasi rispondere i gestori della struttura.

 

Non è mia intenzione parlare di criteri scientifici, né di consanguineità e accoppiamento di leoni, come non lo è stato nel caso della giraffa Marius soppressa qualche settimana e fatta a pezzi pubblicamente. Una simile discussione sarebbe sbagliata a priori perché si basa su un assunto a mio avviso sbagliato alla base: la detenzione di simili animali in cattività.

 

Leoni, giraffe, ippopotami ed elefanti sono nati per vivere liberi in ambienti per diversi dalla fredda Copenaghen e rinchiusi dietro delle desolanti sbarre. Nel XXI secolo inoltrato non è più tollerabile “divertirsi” sulle spalle di poveri animali in prigionia. Nei circhi ci sono bravissimi artisti, come giocolieri, pagliacci e trapezisti, capaci di divertire un pubblico esigente senza dover ricorrere a un leone che salta in un cerchio infuocato. Basta guardare negli occhi questi animali per capire quanto soffrono e si sentano alienati. Da ultimo ecco i casi drammatici di soppressioni “scientifiche” come quella dello zoo di Copenaghen.

 

L'associazione “Born Free” (in italiano “Nati liberi”, appunto) ha fotografato in una recente inchiesta la situazione scandalosa di moltissimi giardini zoologici europei e anche italiani, dove il 90 per cento non ha nemmeno la licenza. La soluzione nell'immediato è obbligare i gestori al rispetto della direttiva europea relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici e obbligarli a prevedere, in caso di “rischio consanguineità”, soluzioni alternative come il trasferimento degli animali. Tuttavia nel lungo periodo l'unica soluzione è quella di vietare la detenzione in cattività di simili animali nati per essere liberi. Non è più tollerabile divertirsi sulla loro pelle, è una questione di civiltà.

 

Andrea Zanoni