Venezia, 1 ago. 2018  -  “Dare la competenza sulle multe per caccia e pesca ai Comuni significa mettere a rischio il buon esito dei procedimenti sanzionatori. Alla fine gli unici a festeggiare saranno i bracconieri”. I Consiglieri dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura Andrea Zanoni (Partito Democratico), Cristina Guarda (Lista AMP) e Patrizia Bartelle (Movimento 5 Stelle) in una nota puntano l’indice “contro l’articolo 7 della legge sul Riordino delle funzioni in materia di caccia e pesca per la Provincia di Belluno approvato con i voti contrari di Pd, Leu, Amp e della consigliera pentastellata Bartelle, mentre a favore si sono schierati Lega, Lista Zaia, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Veneto civico, Venetisti, con astensione dei Cinque Stelle. Passare le sanzioni oggi competenza di sette Province a ben 571 Comuni avrà come conseguenza, nel migliore dei casi, la burocratizzazione e il rallentamento delle procedure sanzionatorie nei confronti chi viola le leggi sulla caccia e sulla pesca. I ricorsi comportano spese legali, in caso di contestazioni e ricorsi che possono arrivare addirittura anche al Tar, con migliaia di euro a carico delle amministrazioni locali che alla fine dei procedimenti rischiano di spendere più di quanto avrebbero introitato con le multe”.

“Quella della maggioranza è una scelta miope e controproducente - spiegano - Nella maggior parte dei Comuni, molti di piccole dimensioni al di sotto anche del migliaio di abitanti, non ci sono le conoscenze utili a decidere, in caso di contenziosi, su come affrontare i ricorsi contro le sanzioni in merito alla definizione e al loro importo, su come stabilirne la correttezza, sino alla malaugurata ipotesi dell’archiviazione. Questo per la felicità dei bracconieri. Inoltre è un danno per le autorità statali, che si trovano ad affrontare il procedimenti Eu Pilot 5283/13/Envi a causa del bracconaggio in Italia e conseguentemente hanno dovuto adottare il ‘Piano nazionale di contrasto al bracconaggio contro gli uccelli’, si tratterà di una bella complicazione. Per il Ministero dell’Ambiente era difficile ottenere i dati sulle sanzioni chiesti alle Province, figuriamoci dover ottenere i dati da ben 571 Comuni. Ma le conseguenze peggiori saranno a capo delle associazioni di volontariato che si occupano di vigilanza volontaria, ovvero le associazioni agricole, venatorie e soprattutto ambientaliste e di tutela animale come Enpa, Lipu, Wwf, Lac, Oipa. Se adesso, dopo la verbalizzazione, i vari volontari dovevano portare i carteggi presso un solo ufficio a livello provinciale, ora dovranno fare chilometri e chilometri per portarli nei singoli Comuni. La stessa cosa capiterà in caso di ricorsi dove i soggetti verbalizzanti verranno sentiti dai vari Comuni. Sarà però un vantaggio per i bracconieri, i sanzionati, poiché loro non dovranno più recarsi in Provincia, ma nel proprio comune di residenza a due passi da casa”.

 

“Questa norma - concludono i consiglieri - indebolendo la macchina organizzativa sanzionatoria, punisce tutti i volontari che con dedizione, costanza, professionalità e a titolo completamente gratuito svolgono attività di vigilanza per contrastare il bracconaggio; agevola invece chi viola le leggi di tutela della fauna selvatica e della fauna ittica. Un altro punto che non va è quello che consente anche alle associazioni venatorie non riconosciute a livello nazionale di poter partecipare alle Commissioni per la pianificazione faunistica venatoria, ciò in netto contrasto con la legge statale su caccia e tutela fauna selvatica”.