ANDREA

ZANONI

Consigliere Regionale

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IN VENETO DOPO ZAIA ANCORA ZAIA?

Arrivano continue richieste per togliere il limite del doppio mandato per i presidenti di regione.
Così per Zaia, che di mandati però ne ha già fatti tre (ciò è dovuto al fatto che la legge entrò in vigore dopo il suo primo mandato, il cosiddetto mandato “zero”), si aprirebbero le porte per il quarto mandato.
Al netto del consenso indiscutibile del nostro presidente trovo questa possibilità poco utile alla democrazia veneta. I limiti di mandato previsti dalle leggi di moltissime democrazie servono ad evitare meccanismi che vedono il potere politico di un solo uomo al comando, diventare progressivamente abnorme.
Mi vengono in mente i presidenti Putin, Lukashenko e Orban e le loro “democrazie”, politici saldamente ancorati al potere grazie a leggi che loro stessi hanno voluto e ad un sistema che vede i vari poteri dello Stato, compreso il “quarto” potere, a loro assoggettati.
Il potere perpetuato a vita diventa pericoloso, corrosivo, un limite e un grave freno a nuove idee, nuove persone, nuovi progetti.
Se poi andiamo a vedere la grave situazione dell’organo legislativo del Veneto, cioè il Consiglio regionale, la cosa diventa ancor più preoccupante.
Lo scellerato statuto approvato dieci anni fa ha tolto alle minoranze la loro unica e vera arma utile a contrastare lo strapotere della maggioranza: l’ostruzionismo.
Poi ha tolto importanti prerogative e poteri alla minoranza in caso di un numero di componenti eletti inferiori a 11 (in questa legislatura siamo 10).
Infatti, in questa legislatura noi consiglieri di minoranza non possiamo proporre: la mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione, la mozione di sfiducia nei confronti dell'Ufficio di Presidenza, la mozione di riserve nei confronti di singoli assessori della Giunta, le richieste di audizioni in commissione, la richiesta di convocazione della conferenza dei capogruppo, la richiesta dei Consigli regionali straordinari, la convocazione delle commissioni.
L’unico strumento rimasto sulla carta a tutela delle minoranze è la Commissione di garanzia statutaria esplicitamente prevista dallo statuto ma mai voluta da Zaia (I miei progetti di legge utili alla sua istituzione li ha fatti marcire nei cassetti della commissione).
Il Veneto così rischia di diventare un “sultanato”, una oligarchia dove chi da decenni riceve aiuti e finanziamenti dalla regione, se pur legittimi, farà di tutto per riportare per l’ennesima volta il suo beniamino a ricoprire la stessa poltrona.
E il Presidente del Consiglio Ciambetti in questa intervista ci fa capire quali sono le intenzioni in merito.
Staremo a vedere se FDI cederà il Veneto alla Lega al mercato delle vacche della politica del centrodestra.
Andrea Zanoni
Foto: Il Gazzettino del 29/03/2023
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