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Zanoni, Luisetto e Bigon (Pd): “Revisione Piano Cave, scongiurare aperture di nuove cave di ghiaia, puntare su riutilizzo dei materiali inerti a tutela dell’ambiente. Presentata mozione”

(Arv) Venezia 10 feb. 2024 –    “Scongiurare ogni ipotesi di apertura all’autorizzazione di nuove cave, a partire dalle province di Treviso e Verona ma, in generale, in tutto il Veneto. A tutela e salvaguardia di un territorio già pesantemente sfruttato e compromesso dalle estrazioni minerarie”.

Questa la richiesta contenuta in una mozione presentata dai consiglieri regionali del Pd Veneto, Andrea ZanoniChiara Luisetto e Anna Maria Bigon.

“Al centro – spiegano gli esponenti Dem – la delibera della Giunta regionale (n. 1190 del 5 ottobre 2023), che ha aperto la strada alla possibilità di sviluppare nuove forme autorizzative oltre al mero ampliamento. Tutto questo, andando in direzione opposta al blocco delle attività di cava, disposto dal Piano del 2018. A suscitare allarme, è il fatto che se da un lato il materiale già autorizzato per l’estrazione e ancora da asportare è di 48,5 milioni di metri cubi a Treviso, di 10,5 a Verona di 3 a Vicenza, per un totale di 62 milioni da scavare, al tempo stesso sono già pronte nuove richieste”.

“Ad esempio nel trevigiano – evidenzia Zanoni – sono quattro le cave che hanno presentato istanza (Postumia, Madonnetta, San Gaetano e Sant’Agostino) per un totale di altri 8 milioni di metri cubi. A Verona, le domande sono 9 per un totale di 20 milioni. Davvero c’è ancora questa necessità?”.

“Da parte mia – aggiunge Bigon – sottolineo un passaggio della delibera nel quale si afferma che ‘Nell’ambito estrattivo di Verona sono invece sopravvenute esigenze di materiali inerti legate alla realizzazione di grandi opere pubbliche quali il Progetto TAV AV/AC Verona-Padova, SS12 Tangenziale sud di Verona e la terza corsia A13 tratto Padova-Monselice che il PRAC non ha originariamente considerato fra i fabbisogni da soddisfare’”.

“E’ necessario prevedere, invece, un aggiornamento al PRAC che privilegi il riutilizzo dei materiali rispetto all’aumento delle estrazioni, al fine di abbattere il consumo del suolo e limitare le ripercussioni sull’ambiente”, concludono Zanoni, Luisetto e Bigon.

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