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Zanoni a Cologna Veneta (VR) per il convegno “Acque trasparenti!”

Lunedì 10 febbraio, alle 20.45 presso il Teatro Comunale in via Corso Guà a Cologna Veneta (VR), l’eurodeputato PD Andrea Zanoni interverrà al convegno, organizzato dal Partito Democratico di Cologna Veneta, dal titolo “Acque trasparenti! L’acqua di Cologna e della Bassa è veramente inquinata? Cosa sono i PFAS e cosa si può fare per ridurne la presenza?”. «La nostra salute e soprattutto quella delle generazioni future dipende anche dalla salubrità delle acque. È necessario iniziare a salvaguardare le falde e i numerosi corsi d’acqua rispettando tutti i diktat della Direttiva quadro sulle Acque e smettere di pensare che siano discariche a cielo aperto»

 

Lunedì 10 febbraio 2014, alle 20.45 presso il Teatro Comunale in via Corso Guà a Cologna Veneta (VR), l’eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, interverrà al convegno organizzato dal Partito Democratico di Cologna Veneta dal titolo “Acque trasparenti! L’acqua di Cologna e della Bassa è veramente inquinata? Cosa sono i PFAS e cosa si può fare per ridurne la presenza?”.

 

Oltre a Zanoni, interverranno l’on. Diego Zardini, deputato PD alla Camera e membro della Commissione parlamentare Ambiente, Territorio e Lavori pubblici, Vincenzo D’Arienzo, deputato PD alla Camera e Membro della Commissione Difesa e il sindaco di Lonigo, Giuseppe Boschetto.

 

«Una campagna di monitoraggio delle acque condotta in tutta Italia dall’Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA) ha rilevato la contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque potabili di circa trenta comuni del Veneto, principalmente nella zona ovest della provincia di Vicenza, nella provincia di Padova e in 13 comuni del veronese – ha spiegato Zanoni – È arrivato il momento di assicurare veramente la tutela delle nostre acque sia sotterranee che superficiali, dalla cui salubrità dipende la nostra salute e la qualità della vita che dobbiamo assicurare ai nostri figli».

 

Dopo aver rilevato una serie di problemi in occasione dei controlli della conformità effettuati nel 2009, già a maggio 2010 la Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora, cui ha fatto seguito un parere motivato nel marzo 2012. Benché molti dei problemi allora rilevati siano stati nel frattempo risolti, il 24 gennaio 2014, la Commissione europea ha trasmesso all’Italia un parere motivato complementare sui requisiti minimi in base ai quali i programmi devono riguardare le fonti diffuse che possono provocare un inquinamento delle acque e sulle misure di prevenzione o controllo dell’immissione di inquinanti (Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE). Se l’Italia non si conformerà alla Direttiva potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’Ue.

 

BACKGROUND

 

Una campagna di misurazioni dei pozzi eseguita a livello nazionale dall’IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque), braccio operativo del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), ha rilevato che le acque potabili di circa trenta comuni del Veneto sono contaminate da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS). I comuni interessati si trovano principalmente nella zona ovest della provincia di Vicenza e in particolare nelle valli dell’Agno e del Chiampo e nel bacino del fiume Fratta che confluisce nel canale Garzone, ma anche in alcune zone confinanti delle province di Padova e Verona. Secondo quanto riportato dai media, in alcuni casi la concentrazione di alcune tra queste sostanze supererebbe i 1.000/1.500 ng/l (nanogrammi per litro), arrivando a sfiorare soglia 2.000 ng/l in un pozzo poi chiuso di una zona industriale di Vicenza. Tali composti del fluoro vengono utilizzati per impermeabilizzare tessuti, carta, contenitori per alimenti. L’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV), ha individuato la fonte della contaminazione negli scarichi di un’industria locale.

 

La presenza di tali composti nell’acqua potabile non è oggetto di specifici limiti da parte né della normativa italiana, né di quella comunitaria. Queste sostanze vengono definite “microinquinanti emergenti”, frutto di un’industria chimica recente e per questo non monitorate dalle indagini di laboratorio di routine. In Germania, tuttavia, il limite è di 100 ng/l e nel New Jersey (U.S.A.) pari ad appena 40 ng/l. Proprio a causa dell’ampio utilizzo di tali sostanze in campo industriale e dell’associabilità di queste a un ampio spettro di effetti sulla salute, l’European Food Safety Authority (EFSA) ha svolto un’indagine scientifica sull’esposizione umana alle stesse nella catena alimentare, arrivando a escludere probabili effetti negativi ma ammettendo la carenza di dati.

 

Nel 2010 la Commissione europea aveva imposto agli Stati membri il monitoraggio della presenza di sostanze perfluoro-alchiliche per il biennio 2010 e 2011. Il 5 agosto 2013, l’eurodeputato Zanoni, con un’interrogazione alla Commissione europea, aveva chiesto la pubblicazione dei risultati del monitoraggio e di arrivare quanto prima a regolamentare a livello Ue la presenza di tali sostanze nell’acqua potabile.

 

 L’11 ottobre 2013, il Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik aveva risposto che “la Direttiva sull’acqua potabile non stabilisce valori limite per il contenuto di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) ma lascia agli Stati membri il compito di fissarli qualora sia necessario per tutelare la salute umana” pertanto “la presenza di PFAS nell’acqua potabile è soprattutto un problema locale che dovrebbe ridursi nel tempo per effetto della richiamata legislazione e dello sviluppo di linee guida negli Stati membri”.

 

 Il 30 settembre 2013, Zanoni ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per denunciare la contaminazione delle acque potabili dei trenta comuni veneti dopo la lettera appello di più di trenta medici italiani, gran parte membri dell’ISDE, che chiedevano di  avviare con urgenza un progetto di screening sanitario della popolazione residente. Il 22 novembre 2013, il Commissario Ue Janez Potočnik ha fatto sapere che la Commissione europea “indagherà circa le misure adottate per porre rimedio a questa situazione”.

 

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