ANDREA

ZANONI

Consigliere Regionale

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TREVISO, LA PROTESTA DELLE OMBRE. SABATO 8 SETTEMBRE LE OMBRE DEL CENTRO STORICO DI TREVISO DELL’ARTISTA MARIO MARTINELLI HANNO DENUNCIATO LA DISTRUZIONE IN CORSO DEL PAESAGGIO VENETO. PRESENTI ALL’EVENTO: ITALIA NOSTRA, PAESEAMBIENTE, GRILLITREVISO, FAI.

Grazie ad una iniziativa dell’artista prof. Mario Martinelli degli Amici del Troian e di Italia Nostra (presente il presidente Umberto Zandigiacomi),FAI, Paeseambiente (presenti il presidente Andrea Zanoni e Lorenzo Nasato), Grillitreviso (presente Rossella Striuli) e altri, e con l’assistenza spirituale del poeta Andrea Zanzotto che seguiva gli avvenimenti dalla sua casa di Pieve di Soligo, sabato 8 settembre dai muri del centro storico, le “ombre” dei trevigiani illustri hanno protestato con i loro cittadini per lo scempio del territorio, “bruciato” da una perversa legge veneta voluta dalla lobby dei floro-vivaisti e dalla brama di ricchezza ad ogni costo. Le ombre artistiche dello scrittore Giovanni Comisso ai Buranelli, di Giuseppe Mazzotti a Palazzo Scotti e della giorgionesca “Tuffatrice” in piazza San Leonardo (opere dell’artista Mario Martinelli commissionate da Associazione Amici di Comisso, Comune di Treviso, Fondazione Mazzotti), hanno levato le loro proteste per la distruzione senza ritorno del paesaggio veneto operata da quella che il poeta Zanzotto chiama la “macchia lebbrosa” dei capannoni in continua, rapida, espansione. Responsabile è la legge sui florovivaisti (la legge regionale del Veneto n. 19 del 1999, via via perfezionata per la lobby) che concede loro piena libertà di coprire i loro possedimenti con le nuove serre industriali senza permessi, senza limiti, senza tasse e impedisce ai sindaci di intervenire per risparmiare dalla rovina il proprio territorio. Questa è l’ultima “furbata dei schei”; mascherate da “agricole”, le aziende vivaistiche si insediano nelle zone verdi ancora salve, ne distruggono senza ritorno il fondo che coprono di cemento sul quale alzano immensi capannoni climatizzati, stendono l’asfalto per i camion e lo trasformano in una frenetica zona industriale. Con strazio degli abitanti martellati dai rumori e investiti di nuvole di fitofarmaci: un’inchiesta del Sole 24 Ore (del 20 ottobre del 2005) rivela che le serre italiane nel 2005 hanno usato 1.400 tonnellate di bromuro di metile, sostanza chimica messa al bando dalla convenzione di Montreal per gli effetti devastanti sull’ozono e sulla falda idrica, contro le 190 della Francia. Nella Treviso di Comisso e di Mazzotti, della Fondazione Benetton che ogni anno premia i più bei giardini del mondo, l’antico paesaggio giorgionesco che ne plasmava l’anima è stravolto e la gente è spaesata nella sua terra, come va gridando il poeta Andrea Zanzotto. Appena fuori città, a un tiro di schioppo dalla villa veneta dove abitò Bepi Mazzotti, in una sorta di “parco extraurbano” dove i trevigiani amavano uscire in primavera a erbe selvatiche e curative, la Padana, l’azienda florovivaistica che sta cementificando i campi con le serre, ha appena chiesto tre milioni di euro per danni al Comune di Paese e al suo sindaco reo di aver tentato di fermarne la inarrestabile, distruttrice espansione in una delle più belle zone verdi, sulla centuriazione romana, dove ha perfino chiesto di costruire il suo inceneritore privato che brucia rifiuti. Due interrogazioni parlamentari, nel maggio 2007, non hanno lasciato traccia, ci mancherebbe! Nei loro documenti i vivaisti ribadiscono due necessità pressanti: 1) di possedere più territorio possibile; 2) di proteggere col cemento le loro piantine dal possibile contagio con il verde naturale. Con questo programma e con questa legge, quanto ci vorrà a veder coperta di serre industriali tutta la campagna veneta ancora libera? Le comunità locali vivono sempre peggio e vedono i politici, che diventano di fatto commissari del potere economico, scrivere le leggi più a favore delle lobby che dei cittadini. I cittadini vogliono essere padroni del loro paesaggio, non accettano più di assistere impotenti alla cancellazione del patrimonio naturalistico e storico che degrada sempre più la loro esistenza. Comitati spontanei sorgono ovunque e confluiscono in “Paesaggi veneti SoS” un movimento regionale animato dall’esempio delle ombre dei trevigiani illustri e dal nostro grande poeta Andrea Zanzotto. Le associazioni trevigiane di Italia Nostra, FAI, Paeseambiente, Amici del Troian, Cantieri TV, chiedono che si affronti il problema dei guasti prodotti nel Veneto e in tutta Italia dalla perversa legislazione sulle nuove serre industriali. Si riportano di seguito le denunce delle ombre (i graffiti plastici che “abitano” i muri del centro storico realizzati dall’artista Mario Martinelli) scritte su cartoni di varie forme, appuntati sulle varie opere d’arte direttamente dal loro creatore, il prof. Mario Martinelli.
1) “Eccovi la “furbata dei schei”:
a) il vivaista compra più campagna che può.
b) Ne cava tutte le piante, la copre di cemento e serre industriali alte come case, senza limiti, senza controlli e senza tasse.
c) Quella campagna ora è zona industriale, feroce di rumori e di veleni sulla popolazione distrutta, che si chiede per chi siano fatte le leggi. Denunciamo la legge regionale 19 del ’99 (e seguenti) di agevolare la rovina del paesaggio veneto e dei suoi abitanti.”
2) dall’ombra del Mazzotti esce un fumetto: “Incredibile! le ville della grande civiltà veneta circondate di serre industriali, secondo una legge veneta. La mia Treviso dica basta!”
3) su una barca del Comisso, ai Buranelli, un masso riporta la scritta: “La “macchia lebbrosa “ dei capannoni avanza sempre più pesante.” Sulla seconda barca, che affonda, un altro masso con il seguito: “Affonda la campagna veneta sotto al cemento delle serre industriali.”. Sopra il pelo dell’acqua uno striscione con una frase dettata da A. Zanzotto: “Trevigiani, salvare il paesaggio della propria terra è salvare l’anima di chi ci abita.” (per applicare questi cartelli il pubblico presente ha potuto assistere all’attraversata del canale effettuata dall’artista Mario Martinelli munito di adeguati stivaloni da pescatore).
4) sul ponte, sotto all’ombra della giorgionesca tuffatrice, uno striscione riporta scritta a caratteri cubitali un’immensa parola: “CEMENTO”.

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