ANDREA

ZANONI

Consigliere Regionale

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Domani il processo per commercio di uccelli protetti e maltrattamento animali, con nove imputati, due dei quali dipendenti della Provincia di Treviso.

Zanoni: “Servono pene esemplari per attività orribili come il laboratorio clandestino di vivisezione artigianale dei tordi da richiamo”.

 

Domani il Tribunale di Treviso riprenderà il processo iniziato l’8 febbraio scorso che vede ben nove imputati, due dei quali dipendenti della Provincia di Treviso, ritenuti colpevoli dall’accusa per diversi reati connessi alla cattura, detenzione e commercio di uccelli migratori e fauna selvatica, nel contesto delle autorizzazioni della provincia di Treviso (giunta Muraro) dei famigerati roccoli, per fatti accaduti tra il 2007 e il 2009.

Tra i capi di imputazione, riportati in ben cinque pagine, a carico dei nove imputati troviamo: il furto aggravato (la fauna selvatica è patrimonio dello stato), il maltrattamento degli animali, la detenzione illegale di armi, abuso d’ufficio, l’esercizio abusivo della professione di veterinario, rivelazione ed utilizzazione del segreto d’ufficio, la detenzione di fauna protetta, il commercio di fauna selvatica protetta e infine la detenzione di fauna particolarmente protetta.

I roccoli sono un obbrobrio che nessuna società civile dovrebbe accettare, si tratta di impianti dove con l’inganno delle reti da uccellagione, mezzi di cattura severamente proibiti dalla direttiva “Uccelli”, la 147/2009/CE, vengono catturati i piccoli uccelli migratori canori per consegnarli ai cacciatori, per essere poi utilizzati come richiami vivi nella caccia da appostamento, ovvero detenuti per sempre in gabbie talmente piccole da non poter mai più aprire nemmeno le ali (http://www.youtube.com/watch?v=jTa-v2LmD_A).

Gli imputati, una guardia e una dipendente dell’Ufficio caccia della provincia di Treviso, secondo l’accusa, avevano escogitato un sistema per commerciare gli uccelli catturati nei roccoli in un mercato illecito.
Alcuni degli imputati sono accusati di maltrattamento di animali per aver effettuato la cruenta pratica del sessaggio dei tordi, un terribile metodo di vivisezione artigianale, utile a definire il sesso di questi uccelli migratori.

Questa pratica viene effettuata perché risulta quasi impossibile distinguere il tordo maschio dalla femmina perché sono simili in piumaggio e dimensioni ed essendo utilizzabile nella caccia, e perciò vendibile come richiamo vivo, il solo maschio, queste povere bestiole vengono sottoposte ad una operazione chirurgica dolorosissima, in condizioni igieniche raccapriccianti e senza anestesia, per definirne appunto il sesso; viene effettuato un taglio nel basso ventre e spostandone le interiora viene ispezionata la parte sottostante la spina dorsale dove sono collocati i piccolissimi testicoli del tordo maschio.

I maschi vengono perciò ricuciti alla buona, patendo una mortalità superiore al 50/70 per cento, mentre le femmine di norma vengono uccise immediatamente con lo schiacciamento della testa.

Tra i tanti animali vivi, morti, maltrattati o vivisezionati rinvenuti dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Treviso, tra il roccolo Cordaz di Pianai di Cordignano (TV), le residenze di Vittorio Veneto (TV) e un ristorante di Caneva (PN), c’erano fringuelli, verdoni, crocieri, frosoni, peppole, rarissimi beccofrosoni, poiane, picchi rossi maggiori, il rarissimo picchio nero, tordi bottacci, tordi sasselli, cesene, faine, scoiattoli, prispoloni, allodole, colombacci.

Le associazioni LAC e LAV saranno presenti con i propri legali (avv. Lorenza Secoli e avv. Maria Caburazzi) in quanto parti civili come deciso dal Giudice lo scorso 7 febbraio.

Andrea Zanoni, europarlamentare IDV e presidente della Lega per l’Abolizione della Caccia del Veneto ha così commentato l’apertura di questo maxi processo: “Mi auguro che la magistratura condanni questi signori a pene esemplari. E’ gravissimo che dei dipendenti pubblici che, dovrebbero vigilare e che sono pagati affinché le leggi siano rispettate, arrivino nell’ambito del loro lavoro ad innescare dei commerci loschi come questi, commettendo una sfilza interminabile di reati.

Considero gravissimo che a causa dei tempi lunghi della giustizia italiana la maggior parte dei reati rischino di andare in prescrizione, mandando in fumo il lavoro di anni del Corpo Forestale dello Stato.

Questo sistema giudiziario lentissimo ma soprattutto le sanzioni della legge sulla caccia che si prescrivono in soli tre anni, invece di funzionare da deterrente nei confronti di mascalzoni e bracconieri diventano quasi un incentivo perché alla fine hanno buone probabilità di farla franca.

Una condanna sarebbe auspicabile anche per ricordare che la Direttiva Uccelli deve essere rispettata, ma invece viene troppo spesso violata, non solo dai privati ma anche dalle amministrazioni pubbliche”.

 

Lega Abolizione Caccia – Sezione Veneto
e-mail lacveneto@ecorete.it
cell. 347 9385856

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