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ANDREA ZANONI PRESIDENTE DI PAESEAMBIENTE INVITA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO A FARE UN SOPRALLUOGO TRA LE DISCARICHE DA BONIFICARE, I RIFIUTI TOSSICI E LE FALDE INQUINATE DI PAESE (TV) PER CAPIRE COSA SIGNIFICA AUTORIZZARE UNA DISCARICA IN UNA ZONA CON UNA FALDA AD ALTA VULNERABILITA’. SOLO COSI’ IL PRESIDENTE NAPOLITANO POTRA’ DECIDERE CON COGNIZIONE DI CAUSA IN MERITO AL RICORSO STRAORDINARIO PRESENTATO DAL COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO DI LORIA (TV) PER BLOCCARE LA NUOVA DISCARICA, RELIGIOSAMENTE BENEDETTA, DI RIFIUTI COSTITUITI DAI FANGHI DELLA LAGUNA DI VENEZIA. LA STORIA DEL COMUNE DI PAESE, PIENA DI DISASTRI AMBIENTALI, INSEGNA CHE NON CI SI PUO’ FIDARE DI CHI PROMETTE DISCARICHE CONTROLLATE E SICURE.

Il 30 maggio scorso è stata inaugurata la nuova discarica di rifiuti di via Ronchi, a Loria, della Geonova, gestita dalla società Alles Srl con sede a Marghera, destinata a ricevere i fanghi provenienti dalla Laguna di Venezia, il tutto con tanto di taglio del nastro e addirittura con la benedizione del parroco locale Don Bortolo. Contro l’apertura di questa discarica il Comitato per la Salvaguardia del territorio di Loria ha presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per l’annullamento della delibera autorizzativi della Giunta Regionale del Veneto, la n.3304 del ’10/23/2007, e contro il parere favorevole, il n.166 del ’09/12/2007, della commissione regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale, sostenendo che con i rifiuti della discarica si potrebbe contaminare la falda acquifera che alimenta i pozzi degli acquedotti di Riese Pio X (TV), Galliera Veneta (PD) e Castelfranco Veneto (TV). La regione Veneto per questa discarica con decreto n.47 del ’05/13/2008, ha addirittura rilasciato l’autorizzazione provvisoria AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale, pare senza rispettare le procedure che prevedono la pubblicazione sui giornali dell’avvio del relativo provvedimento. Spesso i cittadini che non sono toccati direttamente dai possibili effetti di un tale impianto giudicano negativamente la ferma opposizione dei comitati ed associazioni locali, mentre gli amministratori locali arrivano anche ad incolpare comitati ed associazioni di atteggiamenti terroristici. Purtroppo, nessuno considera che in merito a questi impianti ci sono dei precedenti storici che insegnano quanto siano reali e concrete le preoccupazioni ed i timori di questi gruppi attivi di cittadini. Abito in un comune dove l’inquinamento delle falde e dell’aria non trova situazione peggiore in tutta la provincia e dove lo stesso sindaco ha da poco ammesso che il nostro comune è “la pattumiera della provincia di Treviso”. A Paese (TV) ben 11, delle 29 cave realizzate negli anni, sono state trasformate in altrettante discariche, tutte autorizzate dalla Regione Veneto o dalla Provincia di Treviso, dopo l’approvazione di speciali progetti tecnici che prevedevano l’utilizzo di particolari materiali quali i teli di contenimento, tutti materiali certificati e sottoposti a particolari prove di tenuta, dove i progetti erano stati realizzati da tecnici specializzati, abilitati ed altamente qualificati. Purtroppo, però, non tutte le ciambelle riescono con il buco e solo dopo 3/4 anni dalla loro nascita tutte le discariche di Paese con rifiuti che producono percolato (il micidiale intruglio liquido che si depone nel fondo delle discariche) hanno presentato delle rotture dei teli di contenimento con la conseguente fuoriuscita del percolato e la conseguente contaminazione della falda acquifera. La discarica ex Ecoidrojet, la Tiretta, la Marini e la Vaston hanno fatto registrare nella falda acquifera i più variegati componenti chimici, di varia natura, in percentuale al di sopra dei limiti previsti dalle leggi con particolare riferimento alle prime due. Nel caso della Tiretta il percolato fuoriuscito dai teli rotti ha contaminato la falda acquifera che dopo qualche anno ha inquinato decine e decine dei pozzi di acqua potabile del comune di Quinto, comune a sud di Paese distante ben 7 chilometri dalla discarica, costringendo i cittadini di Quinto ad approvvigionarsi di acqua potabile in piazza per addirittura un periodo lungo 5 anni. Da sottolineare che il contaminante era il Bromacile, ovvero una sostanza cancerogena che in quella discarica di rifiuti speciali e solidi urbani non ci doveva essere, alla faccia dei controlli e delle analisi sui rifiuti. L’altro esempio è quello della ex SEV di Via Veccelli, discarica autorizzata inizialmente per i soli calcinacci (rifiuti inerti) dove attualmente sono stoccati illegalmente ben 20.000 tonnellate di rifiuti tossico-nocivi, pericolosi, speciali, altri addirittura contenenti amianto, che formano alcune colline, tuttora dopo anni ancora esposti al vento e senza alcuna protezione. Da notare che i rifiuti illegali sono stati “scoperti” non dalla provincia che doveva vigilare, ma dal Corpo Forestale su incarico della magistratura veneziana. Per affermazione dello stesso sindaco attualmente per bonificare queste discariche inquinanti ci vorrebbero oltre 20 milioni di euro, naturalmente tutti a carico del contribuente. A Paese il disastro non è stato causato solo dalle rotture dei teli ma anche dai vari fallimenti delle società titolari delle discariche, fallimenti fatti cadere a fagiolo che hanno consentito a certuni di fare prima i miliardi per poi sparire quando si dovevano sborsare i soldi per le bonifiche necessarie ad eliminare gli inquinamenti. Ciò non bastasse anche le misere polizze fidejussorie sottoscritte obbligatoriamente da alcune società poi fallite si sono dimostrate inutilizzabili perché, a sua volta, anche le società finanziarie che avevano rilasciato le polizze hanno poi dichiarato fallimento lasciando in questo caso la provincia con il cerino in mano (vedi casi SEV di via Veccelli dove per incanto si sono volatilizzati alcuni milioni di euro). Adesso il comune di Paese si trova con 5 discariche da bonificare con costi impossibili, una falda acquifera che potremmo ribattezzare velenifera, degli odori nauseabondi che spesso rendono pesante la vita dei residenti, alla mercé di provincia e regione che sono gli unici enti competenti in materia in grado di finanziare le bonifiche. Fanno quindi bene, anzi benissimo, i cittadini di Loria ad opporsi a questa discarica autorizzata in un contesto ambientale che ha molte caratteristiche morfologiche ed idrogeologiche simili a quelle di Paese. Dato che la storia insegna, a questo punto non ci resta che invitare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale il locale comitato si è rivolto, di fare un sopralluogo tra le discariche da bonificare, le falde inquinate e i rifiuti tossici di Paese per capire cosa significa autorizzare una discarica in una zona con una falda ad alta vulnerabilità e dove i controlli sono scarsi ed inefficaci; solo così il nostro presidente potrà decidere con cognizione di causa in merito al ricorso straordinario presentato dal Comitato per la Salvaguardia del Territorio di Loria, augurandoci che lo accolga, bloccando così la nuova discarica benedetta di rifiuti costituiti dai fanghi della laguna di Venezia. Andrea Zanoni – Presidente di Paeseambiente

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