ANDREA

ZANONI

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ALL’EX SIMMEL DI CASTAGNOLE DI PAESE (TV) PRENDE CORPO L’IDEA DI UNA CENTRALE AD OLIO DI PALMA. UN PROGETTO ANACRONISTICO CHE PORTEREBBE UN CONSIDEREVOLE AUMENTO DELL’INQUINAMENTO DELL’ARIA E DIVERSI RISCHI AMBIENTALI PER I CITTADINI DI PAESE. UN NUOVO INSEDIAMENTO DA OLTRE 4.000 ABITANTI DOVREBBE PREVEDERE IMPIANTI DI PRODUZIONE DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI. LA MADRE DI TUTTE LE SPECULAZIONI EDILIZIE PRENDE COSI’ UNA BRUTTISSIMA PIEGA CON L’INVEROSIMILE BENEDIZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO DEL DIPARTIMENTO DI SOCIOLOGIA DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA.

In merito all’area della ex Simmel di Castagnole recentemente è balzata la notizia secondo la quale in questo insediamento potrebbe essere realizzata una centrale ad olio di palma per la produzione di energia elettrica. La centrale andrebbe ad occupare una superficie di 5000 metri quadri, pari ad un campo veneto, con “L’obiettivo, senz’altro nobile” “di fornire energia pulita al futuro complesso e a tutto il comune di Paese”; inoltre secondo il progetto reso noto dal Dipartimento di Sociologia dell’Università di Padova guidato dal dott. Ivano Spano, l’opera sarebbe ammortizzabile in poco più di cinque anni e rimarrebbe per 20 anni in gestione della ditta Emerald Spa e poi passerebbe al comune; e ancora “La centrale ad energia pulita è certamente la proposta più eclatante, ma i suggerimenti non si fermano qui”. In merito alle centrali ad olio di palma Paeseambiente ha fatto una ricerca scoprendo alcune cose molto interessanti. L’olio di palma importato in Italia, ed utilizzato anche per scopi alimentari, per l’85% proviene dall’Indonesia e dalla Malesia, dove viene prodotto in monocolture ricavate in spazi derivanti dalla deforestazione delle grandi foreste pluviali di quelle regioni, deforestazioni che comportano la distruzione di importanti habitat e della loro biodiversità un tempo ricchissima. La deforestazione di queste aree contribuisce attualmente (Fonte: rapporto della Banca Mondiale e del Governo britannico) tra il 10 % e il 30% delle emissioni globali che stanno alterando il clima della terra. Se consideriamo poi che un ettaro può produrre 10 tonnellate di olio non dobbiamo trascurare il fattore della sottrazione dei terreni per uso alimentare per popolazioni già in difficoltà sotto questo profilo; inoltre, la produzione di oli affini a quello di palma (ad esempio per la produzione della colza) localmente sarebbe pressoché impossibile perché servirebbero delle estensioni di terreno di migliaia di ettari. Le emissioni prodotte dalla combustione di questo olio porterebbero inoltre ad un consistente incremento delle polveri sottili nell’aria di un comune, come il nostro, che oggi risulta avere un’aria tra le più inquinate della provincia e molto più inquinata di quella del capoluogo di Treviso (Cf. comunicato del ’04/3/2007 di Paeseambiente su www.paeseambiente.org e Rapporto ARPAV del gennaio 2007 (pdf) su “Documenti” del ’04/3/2007 di www.paeseambiente.org). Il male minore sarebbe stato progettare una centrale a metano che inquinerebbe 15/20 volte in meno di una ad olio di palma. L’olio di palma è da considerarsi una risorsa limitata ed una energia non rinnovabile, sottoposta tra l’altro ad una variazione di prezzo direttamente proporzionale al costo del petrolio; ad esempio, nel 2007 ha subito dei rialzi di prezzo esorbitanti e mai visti prima. Ci sono poi altri aspetti quali: 1) l’incremento del traffico pesante con il via vai quotidiano delle autocisterne di olio in un comune già al collasso per il problema del traffico, 2) il rischio di incendi delle cisterne di stoccaggio della centrale elettrica, 3) il rischio di incidenti delle autocisterne con sversamento dell’olio e conseguente inquinamento del terreno e delle falde acquifere, 4) l’incremento del rumore dovuto ai potenti motori della centrale elettrica. Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente ha così commentato questa nuova spada di Damocle che si sta avvicinando nel martoriato ed inquinato territorio di Paese: Quando ho saputo di questo progetto ho pensato subito ad una bufala e quindi ho deciso di contattare il dott. Spano del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Padova dal quale purtroppo ho avuto la conferma che la proposta era reale. Ho fatto presente al dott. Spano che in un periodo molto critico come l’attuale dove il prezzo del petrolio cresce a dismisura, l’aria è sempre più inquinata, gli sconvolgimenti climatici stanno portando sempre maggiori problemi, in un insediamento come quello di Castagnole dovrebbe essere d’obbligo prevedere impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili come i pannelli solari fotovoltaici e non rogne come questa. Invece di una inquinante e rumorosa centrale all’olio di palma avrebbero dovuto imporre solo edifici con tetti di tegole fotovoltaiche. Credo che quella che risulta essere la madre di tutte le speculazioni edilizie del nostro comune stia prendendo sempre più una brutta piega ed ora addirittura con la benedizione di chi doveva studiarne e limitarne l’impatto sociologico ed ambientale. Altro che nobile obiettivo, altro che energia pulita! Qui si vuole una centrale che contribuisce alla distruzione di intere foreste nel sud est asiatico, con lo sfruttamento indiscriminato delle popolazioni locali, importando un combustibile che tra l’altro sta aumentando sempre più di prezzo, il tutto quando localmente si cerca di puntare sulla spesa a chilometri zero, più che una proposta seria pare proprio una provocazione di cattivo gusto. Paeseambiente auspica che il progetto della centrale ad olio di Palma venga definitivamente accantonato anche per evitare che altri si sentano legittimati a presentare analoghi progetti. In merito al passaggio di gestione della centrale al comune dopo i vent’anni di funzionamento va sottolineato che l’ente pubblico si troverebbe a gestire solo i cocci di tale impianto che dopo un così lungo periodo temporale dovrebbe essere totalmente rinnovato a carico dei soliti contribuenti. Infine, torna utile chiedersi che cosa accadrebbe alla centrale in caso di mancanza di quest’olio e che cosa qualcuno potrebbe sognarsi di bruciare in alternativa.

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