Il riscaldamento globale è una cosa seria. E altrettanto serio deve essere l'utilizzo dell'energia rinnovabile e delle tecnologie che oggi più che mai ci permettono di sfruttarla al meglio. Per questo sulla Green economy bisogna investire e credere, senza che interessi di altro tipo intervengano ad ostacolare un mercato che forse da solo può assicurare ai nostri figli un domani sostenibile. Paradossalmente, nel cuore d'Europa si sta combattendo una battaglia commerciale che vede le energie rinnovabili come una mera disputa tra giganti mondiali del settore e che sta perdendo di vista il vero obiettivo: produrre energia nel modo più pulito possibile. Mi riferisco all'oggetto della della petizione Avaaz sul commercio mondiale dei pannelli solari.

 

L'associazione internazionale Avvaz ha lanciato una petizione per chiedere lo stop immediato di quella che rischia di diventare una vera e propria guerra commerciale tra Ue e Cina sul commercio dei pannelli fotovoltaici. Da una parte il gigante orientale accusato di “dumping” commerciale (riempire il mercato esterno con prodotti a prezzi stracciati, ma a volte dalla qualità dubbia, con lo scopo di affossare i concorrenti ed imporsi in questo modo come leader mondiale), dall'altra l'Unione europea incitata a sollevare dazi nei confronti di questo Paese che fa sempre più paura alle nostre imprese. In mezzo il settore del solare, tirato per la giacchetta da interessi di ogni tipo tranne che ambientali.

 

L'accusa di dumping commerciale è valsa alla Cina l'apertura di un'inchiesta da parte della Commissione europea, un'inchiesta che secondo l'associazione Avaaz potrebbe sfociare nell'imposizione di dazi doganali per i prodotti poco graditi alle imprese europee. Purtroppo la storia ci insegna che chiudendo le frontiere a doppia mandata non si risolvono i problemi, anzi se ne creano di nuovi. Eppure anche il commercio europeo va difeso, su questo non c'è dubbio. Personalmente a casa mia a Treviso ho un impianto fotovoltaico e ho scelto di installare un impianto made in Europa, un po più costoso ma dalla qualità garantita.

 

L'associazione Avaaz sta raccogliendo le firme per chiedere intelligentemente alla Commissione europea di prediligere il dialogo alle barriere, di cercare di risolvere la disputa commerciale nel modo migliore possibile non solo per proteggere gli interessi (sacrosanti) dei nostri produttori, ma anche per non tarpare le ali a un settore, il fotovoltaico, che di potenzialità ne ha ancora tante.

 

Ecco il testo della petizione Avaaz: “In quanto cittadini preoccupati, vi chiediamo di avviare un dialogo urgente con la Cina e di sviluppare politiche che sostengano i posti di lavoro e l'innovazione, e accelerino la rivoluzione dell'energia pulita. I dazi, il protezionismo e una guerra commerciale, aumenterebbero il prezzo del solare e porterebbero al disastro sia l'industria oggi in crescita sia il clima. E' davvero un momento chiave per l'energia pulita e i posti di lavoro nella green economy. Vi chiediamo di pensare al futuro: è nelle vostre mani”.

 

La concorrenza commerciale è fondamentale per assicurare al mercato di evolvere e al cittadino di poter scegliere il prodotto per lui più conveniente. Tuttavia essa va giocata secondo regole precise che non possono sfociare nell'illegalità e in tecniche subdole come il dumping. Ma attenzione: l'imposizione di dazi e barriere non è mai una soluzione. Ecco che mi auguro che la Commissione, una volta terminata l'inchiesta aperta, intraprenda la giusta strada del dialogo e della diplomazia e non ceda agli interessi di chi vorrebbe circondare l'Europa con il filo spinato. Per questo motivo, appoggio in linea di principio la petizione di Avvaz, anche perché il settore delle energie rinnovabili non può cadere vittima di meri interessi commerciali.

 

Una precisazione tuttavia è d'obbligo: anche se soggetta a lobby e pressioni di forti gruppi di potere, l'Unione europea non può e non deve essere considerata una nemica dell'ambiente. Un esempio? Solo lo scorso marzo il Parlamento europeo ha adottato un documento politico, una Road Map verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050, in base al quale gli Stati membri si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra dell'80% entro questa data, con due passaggi intermedi: il taglio del 40% entro il 2030 e del 60% entro il 2040.Questo significa che a Bruxelles, nonostante le fortissime resistenze dei forti gruppi industriali europei (non tutti “green” nel profondo) verranno comunque prese tutta una serie di misure legislative per adeguare le politiche dell'Unione ( energetica, agricola, ambientale, ecc... ) al raggiungimento di questi obiettivi.

 

Ecco che tornando alla Cina e all'inchiesta Ue sui pannelli solari, sono fiducioso che la Commissione intraprenda le giuste misure per affrontare la questione in maniera responsabile. Tuttavia, grazie alla petizione di Avaaz, è bene ricordarglielo.

 

Andrea Zanoni