ANDREA

ZANONI

Consigliere Regionale

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“Incapaci di fare un nuovo Piano venatorio, se fossimo in un’azienda verrebbero licenziati. Con l’ennesima proroga negano ad agricoltori e cittadini il diritto di vietare la caccia nei propri terreni”

“Se fossimo un’azienda privata partirebbero raffiche di licenziamenti per l’incapacità di fare un Piano faunistico venatorio nuovo. Questa è una storia infinita, siamo all’ennesima proroga di un piano vecchio undici anni e, così facendo, neghiamo anche il diritto di agricoltori e cittadini di vietare la caccia nel proprio terreno”. A dirlo è Andrea Zanoni, esponente del Partito Democratico, commentando il proprio “no” alla legge di proroga, l’ottava in sei anni, approvata oggi dalla maggioranza in Consiglio regionale (30 voti a favore di Lega, FI, Fdi, CDVAL e VF, 13 voti contrari di PD, M5S, AMP, LEU, 1 astenuto AMP).

 

“È incredibile riesumare un piano morto e sepolto, fatto su dati sorpassati e ricalcante una fotografia ambientale, faunistico e climatica risalente all’inizio degli anni 2000, ovvero su una situazione che non esiste più. Basti pensare al consumo di suolo di questi anni e all’avanzata dell’agricoltura intensiva ad alto tasso di utilizzo di chimica e pesticidi ci si rende conto di quanta attenzione in più merierebbe adesso la tutela della fauna selvatica in grave difficoltà minacciata anche da fattori imputabili ai cambiamenti climatici come la siccità”, afferma il vicepresidente della commissione Ambiente.

 

“Trovo inoltre poco intelligente la bocciatura del mio emendamento, sottoscritto da diversi colleghi di minoranza, che avrebbe consentito ai possessori di un terreno, come previsto dalla legge statale, di chiedere al presidente della Giunta regionale di vietare la caccia per motivate ragioni, dal tutelare colture agricole specializzate condotte con sistemi sperimentali, per fini di ricerca, oppure per tutelare interessi economici sociali o ambientali come attività didattiche con studenti, oppure attività di agriturismo, attività di studio e di ricerca scientifica. Questa facoltà di norma è data i 30 giorni successivi dall’approvazione del Piano faunistico venatorio, ma poiché non viene più approvato dal 2007, e andiamo avanti con reiterate proroghe, da ben undici anni non viene riconosciuta. Eppure si tratta di un diritto previsto in maniera chiara e indiscutibile dalla legge statale 157/1992 all’articolo 15, da quella regionale, la 50/1993 all’articolo 8 e dall’articolo 21 delle norme tecniche della legge regionale 1/2007 sul Piano faunistico venatorio regionale. L’emendamento ha visto 14 voti a favore (PD, M5S, AMP, VC), 26 voti contro (Lega, FI, FDI, CDVAL ), 3 astenuti (APV, CDVAL, VF).

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