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Zanoni affonda sul progetto MOSE: “Possibile non funzionamento e mala gestione di fondi europei”

L’eurodeputato Andrea Zanoni presenta una seconda interrogazione sul progetto MOSE di Venezia dopo l’annunciata apertura di un’indagine europea. “L’Ue indaghi anche sull’utilizzo dei fondi europei e sul possibile non funzionamento di questa mastodontica opera”

 

“La Banca Europea degli Investimenti BEI apra un’indagine sull’utilizzo dei fondi europei stanziati per la realizzazione del progetto MOSE e la Commissione europea approfondisca il possibile futuro mancato funzionamento dell’opera visto che sono ancora possibili modifiche in corso al progetto”. Lo chiede Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, con un’interrogazione alla Commissione europea sul progetto Mose nella laguna di Venezia.

 

“Sul MOSE il puzzo del malaffare è così forte, alla luce delle indagini della Magistratura, che bisogna accertare al più presto che i fondi erogati dall’Europa per l’opera, pari a quasi un miliardo di euro, non siano finiti in attività illecite”. E’ l’affondo di Zanoni che ha già portato il MOSE di fronte a Bruxelles con la conseguente indagine aperta dall’Ue e annunciata a fine settembre dal Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik nella sua risposta a Zanoni.

 

“Inoltre chiedo alla Commissione europea di accertare prima che sia troppo tardi il reale funzionamento dell’opera della quale già da tempo alcuni esperti mettono in discussione la  funzionalità. Infatti le paratoie in costruzione, volte a contenere le maree potrebbero risultare dinamicamente instabili e quindi consentire all’acqua di penetrare perché soggette a fenomeni di risonanza in condizioni di mare agitato”, aggiunge l’eurodeputato.

 

BACKGROUND

 

Nel corso dell’estate 2013 il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato italiano incaricato dal 1983 della realizzazione del progetto MOSE, è stato coinvolto direttamente in una clamorosa indagine per capi d’imputazione quali corruzione, concussione, turbativa d’asta e vari reati fiscali. L’indagine, che ha condotto all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per ragioni d’età all’ottuagenario dimissionario presidente dell’ente e che coinvolge ben 32 indagati, sembrerebbe portare allo scoperto l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere assurta a sistema dedita alla distrazione di risorse destinate alla realizzazione dell’opera mediante costituzione di “fondi neri” grazie a false fatturazioni e manipolazioni dei prezzi. Tale denaro sarebbe poi stato in parte utilizzato per finalità corruttive attraverso la dazione di tangenti a esponenti bipartisan del mondo politico-istituzionale per la creazione di consenso attorno all’opera (da “Il Gazzettino” del 23.07.2013). Nel febbraio 2013, inoltre, una precedente indagine aveva condotto all’arresto per addebiti analoghi del Presidente del CDA di Mantovani S.p.A., la maggiore tra le imprese consorziate (da “La Nuova” di Venezia e Mestre del 28.02.2013).

 

Il 27 settembre 2013 il Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik ha risposto alla prima interrogazione di Zanoni sulla possibile violazione degli indirizzi comunitari sul monitoraggio indipendente della realizzazione del progetto Mo.S.E. (scippato all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA a vantaggio della Regione Veneto), che “la Commissione valuterà le implicazioni del nuovo accordo al fine di verificarne la coerenza con il requisito concordato con le autorità italiane alla chiusura della procedura d’infrazione, dell’indipendenza dell’organismo di controllo”.

 

 

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