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SULLA DISCARICA DI AMIANTO SEV LA PROVINCIA HA LATITATO PER DUE ANNI E MEZZO ED ORA LA SOCIETA’ TITOLARE DELLA FIDEJUSSIONE A GARANZIA DELLA BONIFICA SI È TRASFERITA A REGGIO CALABRIA, RIDUCENDO IL CAPITALE SOCIALE DA 5.300.000 A 106.000 EURO DIVENTANDO PROPRIETA’ DI TRE CITTADINI EGIZIANI. UN’ALTRA “FREGATURA” PER I SOLITI CONTRIBUENTI? PAESEAMBIENTE DOPO UNA SETTIMANA DI SILENZI DELL’ASSESSORE FANTON CHIEDE NUOVAMENTE PRECISE RISPOSTE SULLE TROPPE OMBRE DEL CASO DELLA SEV, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE MIGLIAIA DI TONNELLATE DI RIFIUTI DI AMIANTO LASCIATI IN STATO DI NON SICUREZZA PER BEN 884 GIORNI.

Paeseambiente lo scorso 28 novembre ha riportato alla ribalta lo scandalo della discarica SEV di amianto di Padernello Paese dove, dopo la chiusura risalente al 18 giugno 2005, migliaia di metri cubi di amianto (frutto di altrettante bonifiche), con i contenitori di protezione ridotti a brandelli, sono rimasti a contatto dell’aria per quasi tre anni in buona compagnia di oltre 20.000 tonnellate di rifiuti illegali tossico nocivi e speciali. Dopo anni di abbandono la provincia il 27 novembre è intervenuta in fretta e furia per coprire i rifiuti di amianto in modo alquanto discutibile, lo stesso giorno gli attivisti di Paeseambiente sono intervenuti su segnalazione dei residenti allarmati da strani movimenti in discarica, scattando diverse fotografie dei lavori in corso (CF. fotografie allegate al comunicato del ’11/28/2007 su www.paeseambiente.org: foto dell’’11/11/07 prima dei lavori, foto del ’11/27/07 durante i lavori). Pronta la replica dell’assessore all’ambiente della provincia di Treviso Ubaldo Fanton, il quale però ad oggi non ha ancora risposto alle precise domande di Paeseambiente. L’ assessore Fanton, in un comunicato della provincia del 29 novembre 2007 (Cf. in allegato), ha sottolineato che i lavori di messa in sicurezza del rifiuto contenente amianto nella discarica SEV sono iniziati in data 27 novembre 2007, ovvero 884 giorni (due anni e mezzo!) dopo la data di chiusura della discarica risalente al 18 giugno 2005. Pertanto se i rifiuti di amianto sono stati “messi in sicurezza” solo il 27 novembre 2007 significa che per ben 884 giorni questi rifiuti cancerogeni erano in condizione di non sicurezza, ci chiediamo cosa significa per la salute dei cittadini di Paese e della confinante Morgano, vivere 884 giorni vicino ad una discarica di migliaia di tonnellate di rifiuti di amianto, in condizioni di non sicurezza, esposti all’aria aperta, considerato che le volatilissime fibre di asbesto (amianto) sono causa di una particolare forma di cancro, il mesotelioma pleurico. Va aggiunto che la SEV, gestore della discarica, per ottenere l’autorizzazione al conferimento dell’amianto, nel 2004 dovette fornire alla provincia una fideiussione emessa dalla società di cauzioni San Remo Spa di Genova, per l’importo di 2.616.120 euro. Questa polizza fideiussoria era una garanzia, ovvero un’assicurazione per l’ente pubblico e quindi per tutti noi contribuenti, per mettersi al riparo in caso di imprevisti quali l’inquinamento ambientale, la necessità della bonifica, il fallimento dell’azienda, e così via. L’assessore Fanton ha replicato di aver promosso le dovute azioni legali per riscuotere la polizza fidejussoria, dimenticando però di dire che la San Remo, società che in data ’11/18/2004 ha emesso la fideiussione; il ’11/23/2004 viene addirittura cancellata temporaneamente dall’elenco degli intermediari dall’UIC – Ufficio Italiano Cambi e da un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze; il ’12/29/2004 passa nelle mani dei nuovi proprietari Mohamed Basha Salah Eldin Ahmed, Shaaban Abdelrahman Hassan Tarafawy, Mohamed Kamal Eldin Mohamed Mansour, tutti cittadini egiziani; nonostante tutto ciò la provincia accetta due proroghe della fidejussione: una il ’04/26/2005 e una il ’10/27/2005; il 16 gennaio 2007 la San Remo cessa l’attività; il ’02/14/2007 si trasferisce da Genova a Reggio Calabria, dal ’03/28/2007 risulta avere un capitale sociale di 106.000 euro e il suo settantunenne amministratore unico residente a Sciacca (Agrigento) dichiara nell’assemblea di approvazione del bilancio 2005, svoltasi il 24 ottobre 2006, che la società ha appena subito il ’09/28/2006 perquisizioni e sequestri conservativi da parte della Guardia di Finanza su ordine della procura della repubblica di Genova per ipotesi di reati di natura finanziaria e amministrativa a carico della società e del legale rappresentante. La situazione è a dir poco drammatica, ora nei confronti di una società con capitale di soli 106.000 euro quanto potrà incassare la provincia dei 2.616.120 di euro della fidejussione? All’assessore Fanton, che ancora non ha risposto a nessuna delle nostre domande chiediamo nuovamente e cortesemente:
1) se è stato attuato un piano sanitario approvato dall’ULS in merito ai lavori del 27, 28 e 29 novembre di trattamento e copertura dei rifiuti di amianto e se gli operatori erano abilitati ai lavori realizzati;
2) se prima e durante tali operazioni è stata monitorata la presenza di fibre di amianto nell’aria con apposite analisi, considerata la mole dei rifiuti in stato di non sicurezza e a diretto contatto dell’aria;
3) perché non sono stati ripristinati i contenitori di nylon e cellophane dei rifiuti, nonché i teloni di copertura precedentemente esistenti e deteriorati dal tempo, prima di ricoprire i rifiuti di amianto col della vernice fissante e terreno;
4) quali conseguenze può aver avuto il gettare tonnellate di terreno da una altezza di 8/10 metri con una ruspa, su pallets, malconci e pressoché privi del dovuto imballaggio, contenenti rifiuti di amianto di varie tipologie provenienti da centinaia di bonifiche (Cf. fotografia);
5) se è bastata una spruzzata di prodotto inglobante, che serve a fissare le fibre per mettere in sicurezza i rifiuti di amianto, ad evitare ulteriori frammentazioni e dispersioni nell’aria di fibre causate dall’effetto del getto di tonnellate di terreno di copertura dalla predetta altezza;
6) perché i residenti locali non sono stati informati di queste operazioni così delicate dopo ben due anni e mezzo di inattività nella discarica;
7) perché all’esterno della discarica non è stato messo alcun cartello indicante il tipo di opere in atto, i nominativi dei responsabili di cantiere, il committente, il costo dell’opera evitando, tra l’altro, di allarmare i residenti;
8) quando verranno finalmente rimossi i rifiuti tossici nocivi e speciali conferiti illegalmente nella discarica per una quantità di circa 20.000 tonnellate;
9) come vengono raccolte e smaltite le acque di percolamento dei rifiuti tossico nocivi e speciali, dovute all’effetto della pioggia, per evitare la contaminazione delle falde acquifere;
10) perché i rifiuti di amianto della SEV sono rimasti scoperti e a contatto dell’aria per due anni e mezzo, con i contenitori rotti ed a brandelli, nonostante l’autorizzazione provinciale n.100/2000 del ’02/16/2000, all’articolo 2 lettere f) ed h) prevedeva che fossero coperti quotidianamente da almeno 20 centimetri di terreno?
11) com’è possibile che la provincia abbia accettato due proroghe della fidejussione milionaria da una società che navigava in acque a dir poco agitate?
Dobbiamo rilevare che il pugno di ferro promesso due anni fa da Muraro contro le discariche, adesso si rivolge invece contro gli attivisti di Paeseambiente che ricordano gli impegni presi: sarebbe molto più produttiva una risposta pacata dell’assessore Fanton alle domande ancora in sospeso che riguardano la discarica Sev di Paese e nient’altro – ha commentato Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente. Oltre al danno la beffa: prima i signori della SEV dichiarano fallimento impedendo ogni causa civile di risarcimento danni nei loro confronti, poi la fidejussione di 2.616.120 euro, unico salvagente per l’amministrazione pubblica, utile a coprire una parte degli ingenti costi di bonifica, risulta carta straccia essendo stata emessa da una società che ha ridotto a pochi euro il proprio capitale sociale, i proprietari della quale oggi risultano essere tre cittadini egiziani. In merito alle spese dell’intervento, sono contento che l’assessore Fanton sia convinto di farle pagare ai responsabili del disastro e non ai contribuenti: comunque, purtroppo, solo alla fine si saprà veramente chi paga, speriamo bene.

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