Venezia, 7 ottobre 2021

“Pescare nelle acque inquinate di Porto Marghera, così come commercializzare le vongole raccolte, è da irresponsabili perché si mette in pericolo la salute pubblica, soprattutto di anziani e bambini, oltre a danneggiare l’ecosistema lagunare. L’ultima maxi inchiesta del mese scorso, con ben 125 indagati, conferma come sia un fenomeno diffuso e radicato, nonostante decenni di denunce e processi: cosa ha fatto la Regione, per quanto di sua competenza, per debellare il fenomeno della pesca di frodo, specialmente in quest’area? Ci auguriamo che almeno si costituisca parte civile nel processo, ma non basta”. A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta firmata anche dalle colleghe del gruppo Anna Maria Bigon e Vanessa Camani, da Cristina Guarda di Europa Verde e dal portavoce dell’opposizione Arturo Lorenzoni. Interrogazione che trae spunto dalla chiusura delle indagini del Tribunale di Venezia sulla pesca di frodo di molluschi nella zona di Fusina e nei pressi degli impianti chimici di Porto Marghera, con 125 indagati, la maggior parte accusati di associazione a delinquere. “Non solo venivano dragati i fondali della Laguna con tecniche distruttive e quindi illecite per recuperare le vongole, ma questo avveniva in acque interdette, poiché contaminate da metalli pesanti e diossine. E i prodotti venivano poi commercializzati in tutta Italia grazie a imprese ittiche compiacenti che modificavano l’indicazione di provenienza, con buona pace degli ignari consumatori”, ricorda Zanoni nell’interrogazione.

 

“Indipendentemente dall’esito dell’inchiesta, è evidente che quanto fatto finora contro la pesca abusiva è insufficiente - sottolinea chiamando in causa Palazzo Balbi - Come intende muoversi la Regione per rafforzare e rendere più incisiva la propria azione di prevenzione e vigilanza sulle aree interdette alla pesca e quella di controllo sulla filiera di vendita? La salute dei veneti non ammette tentennamenti o timidezze visti troppe volte anche nel recente passato”.