"Sul diritto dei cittadini di ottenere il divieto di caccia sui terreni di proprietà, la Regione continua a mettere vergognosamente i bastoni tra le ruote. Nei mesi scorsi con una burocrazia cavillosa che imponeva un calvario e spese. Ora con l'apertura di una finestrandi dieci giorni, a cavallo di Ferragosto, entro la quale chi ha ricevuto diniego alla richiesta dovrebbe presentare le controdeduzioni. Tutto questo in pieno periodo vacanziero: un modo abominevole per disincentivare ulteriormente chi non vuole la caccia nei propri terreni".
 
L'attacco è del consigliere regionale del PD Veneto, Andrea Zanoni, che fa il punto della situazione riguardante i numeri delle richieste.
 
"Ho ottenuto da AVEPA i dati relativi al numero di cittadini che hanno chiesto di vietare la caccia nei propri terreni. Il risultato è il seguente: sono pervenute 640 domande per un totale complessivo di 10.651,34 ettari, corrispondenti ad una media di 16,64 ettari per richiedente. Di queste, 11 sono della Provincia di Belluno relative a 55,41 ettari per una media di 5,04 ettari per ogni richiedente; 103 della Provincia di Padova relative a 1195,92 ettari per una media di 11,61 ettari per ogni richiedente; 28 della Provincia di Rovigo relative a 1291,77 ettari per una media di 46,13 ettari per ogni richiedente; 160 della Provincia di Treviso relative a 1316,67 per una media di 8,23 ettari per ogni richiedente; 108 della Provincia di Venezia relative a 3482,80 ettari per una media di 32,25 ettari per ogni richiedente; 137 della Provincia di Verona relative a 2503,00 ettari per una media di 18,27 ettari per ogni richiedente e 93 della Provincia di Vicenza relative a 805,77 ettari per una media di 8,66 ettari per ogni richiedente".
 
"Non solo la Regione ha scelto un periodo penalizzante per presentare le controdeduzioni. Addirittura rende le cose ancora più difficili omettendo in alcuni casi gli articoli della legge regionale 50/93 sui quali si basa il diniego e specificando solo i commi. In altri casi giustifica il diniego facendo riferimento alla legge nazionale 157/92 che già prevede il divieto di caccia. Questo soprattutto in relazione a vigneti, frutteti, uliveti, terreni coltivati a riso, soia e mais. Peccato che il divieto esistente sia solo per la caccia vagante e non da appostamento e che questo valga, nel caso dei vigneti, solo fino alla data di raccolta dell'uva e non per tutta la stagione venatoria".
 
"Insomma - conclude Zanoni - si ripete l'accanimento della Regione contro la norma statale. Tutto questo per rispondere a logiche lobbistiche legate ai cacciatori e in barba ad ogni diritto".