NOTE al  “COLLEGATO ALLA LEGGE DI STABILITÀ REGIONALE 2017” di Andrea Zanoni Consigliere Regionale email: zanonia@consiglioveneto.it

 

PARTE AMBIENTE

 

UNA MANOVRA NASCOSTA NEL BILANCIO 2017 DELLA REGIONE VENETO MINACCIA L’AMBIENTE ED IL NOSTRO TERRITORIO

 

L’Agenzia ARPAV inglobata nella Sanità, PRG al posto dei PAT, fabbricati costruiti in deroga persino nelle aree naturali, eliminazione dei vincoli all’attività di cava, riduzione dell’80% in superfice del Parco Colli Euganei ridotto a spezzatino, sono alcune delle gravi disposizioni contenute in uno dei quattro documenti di cui è composto il bilancio 2017: il “Collegato alla legge di stabilità regionale 2017” sul bilancio.

Il “collegato” è una norma che dovrebbe contenere gli aggiustamenti e aggiornamenti delle leggi regionali e i recepimenti di quelle statali ma che invece viene usata per introdurre di nascosto norme che invece dovrebbero essere oggetto di specifici progetti di legge degni della necessaria attenzione, tempistica ma soprattutto coinvolgimento delle parti. Di undici associazioni/soggetti invitati in audizione in Commissione Ambiente sul bilancio 2017, ne erano presenti solo due. C’erano i cavatori (non invitati) e la CGIL, mancava purtroppo l’ARPAV.

E’ evidente che le consultazioni fatte in merito a ben quattro distinti documenti di bilancio, composti da centinaia di pagine, non potevano avere un adeguato successo di partecipazione, considerati i tempi stretti di convocazione (una settimana) durante i quali nessuno avrebbe potuto esaminare la grossa mole di documentazione. Perciò la cosa più grave di questa manovra è il metodo utilizzato, ovvero l’incuneare queste modifiche così importanti nel “collegato” con la chiara volontà di mimetizzarle e occultarle ai più per approvarle in fretta all’interno del bilancio 2017.

Il blitz peggiore spetta alla demolizione del Parco Colli passato tramite un emendamento di Berlato, depositato nella Commissione Caccia/agricoltura presieduta dallo stesso Berlato, evitando il passaggio nella competente Commissione Ambiente.

Ricordiamoci che il vero responsabile di tutto ciò si chiama Luca Zaia, ovvero colui che tiene i fili di questa maggioranza e che promulgherà questa legge indecente.

 

ARPAV - L’ARPAV PASSA ALLE DIPENDENZE DELL’AREA SANITA’ E SOCIALE CHE NE DETERMINERA’ GLI OBIETTIVI GENERALI – Articolo 37

 

Sembra di tornare indietro nel tempo dove i pochi controlli ambientali erano in capo alle strutture sanitarie.

Togliere alle strutture regionali che si occupano di Tutela di territorio e ambiente la programmazione e la determinazione degli obiettivi di ARPAV può avere ripercussioni negative sulla tutela ambientale in Veneto.

La correlazione tra ambiente e salute è nota a tutti. L’Area Sanità e Sociale riuscirà però a garantire i fondi necessari, oggi già insufficienti all’ARPAV, e in caso di vacche magre dove andrà a tagliare? Non è che così facendo l’ARPAV diventi la cenerentola dell’area sanità del Veneto? Perché’ la regione vuole bistrattare così palesemente la Tutela del territorio e ambiente?

Ciò che non ci viene detto è il perché la Giunta proponga questo stravolgimento. Peccato che ARPAV non fosse presente alle audizioni della Commissione Ambiente di cui sono vicepresidente, tenutesi su questo PDL, perché’ nessuno sa cosa ne pensa la diretta interessata. 

Che senso ha poi fare una modifica del genere quando la legge nazionale di riforma delle agenzie per l’ambiente, la 132/2006 (che entra in vigore il 14 gennaio 2017), dovrà essere recepita entro breve?

 

URBANISTICA - POSSIBILITA’ DI ATTUARE VARIANTI URBANISTICHE SENZA ESSERE DOTATI DEL PAT – PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO – Art.47

Per legge attualmente è vietato effettuare varianti urbanistiche ai vecchi PRG (Piani Regolatori Regionali) dopo il 31 dicembre del 2015.

Questo era un incentivo per i comuni veneti, dopo l’approvazione della legge urbanistica n.11 del 2004, di dotarsi del nuovo strumento urbanistico da questa previsto, il PAT Piano di Assetto del Territorio che consente le varianti tramite i PI Piani di Intervento.

Il PAT però, a differenza del PRG, risponde a logiche programmatorie più moderne prevedendo anche per la sua approvazione un processo conoscitivo e di partecipazione del pubblico, ovvero delle categorie interessate e dei cittadini.

Togliere questo divieto significa premiare quei comuni che se ne sono infischiati della norma urbanistica che prevedeva l’approvazione dei PAT e che si sono tenuti i vecchi PRG. Ora potranno fare quello che vogliono anche con il vecchio PRG e di conseguenza non saranno più incentivati a dotarsi del PAT.

 

URBANISTICA - DOPO GLI APPOSTAMENTI DI CACCIA IN DEROGA ORA ARRIVERANNO ANCHE I RICOVERI PER I CAVALLI IN DEROGA – Art.47

 

La norma prevede anche la realizzazione di box e recinzioni per cavalli in deroga alle vigenti normative. Come dire di no agli amanti dello sport equestre dopo aver concesso per legge e sempre in deroga, unica regione d’Italia, appostamenti di caccia da addirittura 12 metri quadrati e alti una decina di metri?

 

AREE PROTETTE - AREE NATURALI PRESE D’ASSALTO DA PALAFITTE, CASE GALLEGGIANTI NEI FIUMI, CASE NEGLI ALBERI, NELLE BOTTI E NELLE GROTTE, IL TUTTO IN DEROGA ALLE NORME URBANISTICHE, EDILIZIE, IGIENICO-SANITARIE E DI SICUREZZA DEGLI IMPIANTI – Art. 59.

 

Vengono previste  strutture ricettive turistiche  in ambienti naturali come “a) gli alloggi galleggianti, ossia gli edifici galleggianti saldamente assicurati in modo permanente alla riva o all’alveo di fiumi e canali; b)le case sugli alberi: alloggi collocati in posizione sopraelevata dal suolo nell’ambito di contesti arborei di alto fusto; c)le palafitte: alloggi collocati stabilmente su superfici acquee; d)le botti, ossia camere poste all’interno di botti in legno utilizzabili dai turisti; e)le grotte, ovvero locali di pernottamento dei turisti realizzati in cavità naturali;”

Questa proposta non va assolutamente sottovalutata, perché la manovra stabilisce addirittura che: Le prescrizioni per queste specifiche strutture ricettive in ambienti naturali possono derogare alle  prescrizioni urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza degli impianti …“

C’è il rischio che la norma anziché favorire una diversificazione dell’offerta turistica, puntando su una nicchia di turismo sostenibile, finisca per favorire le richieste particolari degli amici degli amici, dando ‘dignità ricettiva’ a strutture precarie che diventano poi edifici grazie a qualche condono edilizio che non ci facciamo mai mancare.

Ma l’aspetto più preoccupante è che questi fabbricati, che sanno tanto da carnevalata,  potranno essere realizzati all’interno dei Parchi nazionali, regionali, nelle aree della rete Natura 2000, nelle aree a tutela ambientale, paesaggistica ed idrogeologica, nei fiumi.

 

CAVE - SMANTELLAMENTO DELLA LEGGE SULLE CAVE IN ATTESA DELLE NORME DEL PIANO REGIONALE ATTIVITA’ DI CAVA – Art.61

 

Nel Collegato vengono cancellate importanti disposizioni di tutela del territorio che in questi anni avevano costituito una seppur minima difesa dall’attività di cava. Viene innalzato notevolmente il limite di ampliamento delle cave pari al 30% in volume portandolo addirittura al 50%; viene cancellato il parere vincolante della Provincia in tema di autorizzazioni di ampliamenti delle cave esistenti; viene cancellato il limite massimo di suolo agricolo scavabile per ciascun comune, da sempre fissato al 3%; vengono consentiti ampliamenti in deroga alle fasce di rispetto da case, centri storici, zone industriali e commerciali; ogni cava potrà godere di un ampliamento di addirittura 500.000 metri cubi.

Sulle cave la Regione accentra perciò il potere decisionale togliendolo alle Province, che però continuano sulla carta a mantenere le funzioni relative alla gestione delle cave.

Trovo inverosimili e dannose queste disposizioni sulle cave che vanno contro il principio della limitazione del consumo di suolo: la Superstrada Pedemontana Veneta ha già saturato il mercato della ghiaia con un surplus di circa 10 milioni di metri cubi, estratti e da estrarre, immessi sul mercato.  Trovo che queste norme nascoste nel collegato costituiscono un fortissimo incentivo a distruggere altro suolo in chiara contraddizione con la tanto proclamata intenzione della Giunta Zaia di limitarlo.

La Giunta pensi ad approvare entro aprile 2017 il Piano Cave (il cosiddetto PRAC) come chiesto dal Tribunale Amministrativo del Veneto, anziché proporre queste leggine fatte probabilmente per specifici interessi locali, ma contro gli interessi generali di tutela del territorio.

E’ evidente che si vuole aggravare la situazione di anarchia in materia di cave dovuta all’Assenza del PRAC, il piano cave, consentendo l’assalto alla diligenza prima dell’arrivo delle nuove regole del PRAC. Il rischio infatti è che vengano autorizzati ampliamenti che consentiranno di estrarre ghiaia anche in quantità superiore a quelle che verranno previste dal PRAC.

 

PARCHI A RISCHIO – CON UN BLITZ DELL’ULTIMA ORA SI PREVEDE LO SPEZZATINO DEL PARCO COLLI EUGANEI E LA SUA RIDUZIONE DELL’80%. A RISCHIO PARCO DELLA LESSINIA E PARCO DEL SILE – Art.49

 

Con un emendamento riguardante il Parco dei Colli Euganei, presentato in Terza Commissione consiliare dal Presidente Berlato, sottoscritto da Finco, Guadagnini e Barison, di demolisce la Legge sul Parco, la cui superficie verrebbe ridotta di circa l’80% e il territorio ridotto in tante piccole aree spezzatino.

Ho inviato una lettera a Francesco Calzavara, Presidente della Seconda Commissione consiliare, quella dell’Ambiente competente per materia di cui sono il vice, chiedendo invano che l’emendamento al Pdl n. 194 venisse discusso in questa commissione. Berlato infatti approfittando del suo ruolo di presidente della Commissione Caccia e Agricoltura ha presentato e si è approvato l’emendamento Parco Colli in una commissione non competente in materia.

Berlato, con la scusa dei cinghiali, vuole aprire il Parco al cemento, alla speculazione edilizia, alle cave. Questo è solo il grimaldello. Prima, i cacciatori hanno immesso per scopi venatori una specie alloctona, i cinghiali, che non fa parte dell’ecosistema dei Colli, e adesso si ergono a paladini dell’agricoltura. I danni causati dai cinghiali andrebbero pertanto imputati a loro”. Questa è l’ennesima dimostrazione che la caccia crea danni alla biodiversità e all’agricoltura. Con la manovra al bilancio 2017 del Veneto viene a galla la vera natura della caccia, dei cacciatori e delle associazioni venatorie che a parole si professano amanti della natura, sentinelle dell’ambiente, difensori della biodiversità, ma che in realtà dell’ambiente non gliene importa un fico secco e sono pronti a sacrificare anche un parco come quello dei Colli Euganei pur di entrare e sparare a tutto, cioè ad una cinquantina di specie diverse. I danni prodotti dai Cinghiali nei colli dovrebbero essere fatti pagare ai cacciatori dato che sono loro ad averli immessi illegalmente per scopi venatori. E pensare che nel Collegato-Agricoltura, Berlato e la maggioranza leghista, la scorsa estate, hanno bocciato un mio emendamento che sanzionava chi immetteva cinghiali in ambiente, come previsto dal Collegato approvato in Parlamento.

È un provvedimento che spiana la strada, dopo i cacciatori, a cementificatori e cavatori, nonché ai cementifici. Eventuali modifiche legislative possono essere fatte solo seguendo un processo partecipativo, con audizioni e coinvolgimento dei residenti e delle categorie interessate come previsto dallo statuto della regione. Ormai in questo Consiglio sta accedendo di tutto, non credo che nemmeno nei regimi autoritari stile America Latina accadono certe cose.

 

FAUNA SELVATICA CONSIDERATA COME BENE DA GESTIRE ALLA STREGUA DEGLI ALLEVAMENTI – Art.62

 

Viene previsto un fantasioso censimento della fauna selvatica (anche degli uccelli migratori), vengono poi previsti piani pluriennali in contrasto con la legge statale, poi piani di “controllo e contenimento”. E’ evidente che si tratta dell’ennesima manovra di Berlato per poter far sparare a quello che gli comoda, una norma utile per arrivare a sparare nei parchi e a specie protette.

 

PARTE GENERALE

 

Il collegato al Bilancio è un mostro giuridico, daremo battaglia in aula per modificarlo.

 

Il collegato al Bilancio è un mostro giuridico con troppe teste, a oggi ben 63 articoli, nel cui corpo sono stati trapiantati interi progetti di legge come quello sulle liste di attesa, presentato addirittura nel luglio del 2015.

All’interno troviamo delle vere e proprie controriforme come quelle di Ipab, aree naturali e disciplina delle cave. È come una nave con troppi container, a causa dei tanti impegni disattesi dalla maggioranza e contro cui daremo battaglia in aula.

 

RIFORMA DELLE IPAB

 

Il Veneto è l’unica Regione che non ha realizzato la riforma delle Ipab (200 in tutto con 35mila anziani ospitati) prevista dalla legge 328 del 2000 e i costi vengono scaricati sulle famiglie. L’articolo 42 anziché attuare la riforma introduce alcune modifiche, tra cui la nomina di 400 Revisori dei Conti da parte della Giunta. Un’ingerenza accentratrice e ingiustificata che va a ledere il principio di autonomia delle Ipab. La Giunta, se vuole, può già agire con controlli sui Cda e sui bilanci, se finora non l’ha fatto è stato per una precisa volontà politica. La Regione è inadempiente, invece di entrare a gamba tesa sulle Ipab, dovrebbe invece pensare ad aumentare la propria quota delle rette, che è ferma dal 2009, mentre quella a carico delle famiglie è salita da 1400 a 1800-1900.

 

SANITA'

 

Sanità. L’articolo 26 riduce pesantemente le possibilità di acquisire personale da parte delle Ulss, limitandolo allo stretto necessario per le sole attività di emergenza, sconfessando, di fatto, quanto contenuto nella legge 19 ( Azienda Zero) votata soltanto un mese fa, che prevede assunzione di personale rapportato al reale fabbisogno. L’articolo 39, invece, penalizza gli ospedali di comunità, obiettivo strategico del Piano sociosanitario. Si va infatti a dare copertura normativa a una delibera di Giunta del 21 ottobre che sospende i procedimenti attuativi della legge 22/02: in sostanza si sospendono le procedure di accreditamento delle strutture pronte per diventare ospedali di comunità. Poiché la delibera è palesemente illegittima perché non può un atto amministrativo sopprimere quanto contenuto in una legge, ecco che la giunta aggiusta, con l’articolo 39, che smaschera il vero intento della Giunta: fermare l’accreditamento e quindi l’attivazione degli ospedali di comunità così come previsti dal Psr 2012-2016.

 

AUTOSTRADE VENETO

 

Nuovo assetto di governance di Autostrade del Veneto, dal punto di vista occupazionale e non solo:  anche noi avevamo auspicato un riordino, ma in questo quadro non si capisce il destino di Veneto Strade, dove ci sono 285 dipendenti, quasi tutti operai. È in scadenza la convenzione con le Province che non hanno intenzione di rinnovarla e le risorse a bilancio permettono solo di pagare il personale. Senza girarci attorno, a giugno c’è il rischio concreto che Veneto Strade chiuda: per questo chiediamo che sia nel Defr che nel bilancio si faccia chiarezza, in nodo da evitare piacevoli sorprese. Sul fronte infrastrutture dopo la risoluzione del lodo sul Servizio ferroviario metropolitano regionale con Net Engineering e l’assegnazione a quest’ultima di 28 milioni di euro per il triennio 2017-2019, attendiamo che parta l’adeguamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia, la bretella Dese-Tessera: siamo fermi al progetto preliminare, adesso vogliamo che venga messo tutto nero su bianco”.