Venezia, 5 gennaio 2022

“Non è pensabile risolvere il problema della mancanza dei medici di famiglia aggiungendo altri pazienti a chi c’è già. È un palliativo che rischia di avere effetti controproducenti sulla qualità dell’assistenza, aggravando la mole di lavoro di tanti professionisti. Si tratta di un tema vecchio, su cui ci si è mossi tardi visto che, per esempio, i pensionamenti non avvengono all’improvviso: un’ottantina nel 2021 solo nella Marca, con circa 100mila persone rimaste senza medico e altrettante quelli previsti per l’anno in corso. Le soluzioni tampone possono avere un senso, ma occorre aver presente il quadro e le conseguenze. Treviso, secondo una recente classifica del Sole24 Ore si trova addirittura al 100esimo posto, su 107 Province, per medici di base in rapporto alla popolazione”. A dirlo, criticando la delibera di Giunta che porta a 1800 assistiti il tetto massimo per medico di base, sono Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon con particolare riferimento alla situazione in provincia di Treviso.  “Adesso i tempi per un appuntamento sono lunghissimi, circa un mese: aumentando i pazienti la situazione non potrà che peggiorare e così chi potrà andrà dal privato, mentre altri rinunceranno alle cure. Vedremo quanti medici accetteranno, nonostante l’incentivo economico, un ulteriore aggravio di lavoro. Deve essere rivista la programmazione, ma non solo quella nazionale. D’altronde se il Veneto è terzo per numero di assistiti/medico di base (dati ministero della Salute relativi al 2019) e addirittura primo per zone carenti, un motivo ci sarà. La Regione aumenti in maniera consistente i fondi per le borse di studio, per incentivare chi è assegnato in zone rurali o disagiate e per assumere personale amministrativo, confrontandosi con i sindacati: scaricare ogni responsabilità su Roma, che pure ne ha, è troppo comodo”.