Venezia, 4 ottobre 2021

“Anziché tagliare i nastri, adesso che la campagna elettorale è finita, ci auguriamo che Zaia trovi il tempo per rispondere ai dubbi e alle preoccupazioni dei medici di medicina generale. È comunque innegabile che le politiche della Regione stiano aprendo spazi enormi al privato, dalle case di riposo ai poliambulatori”. È quanto affermano i consiglieri regionali del Partito Democratico Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon (vicepresidente della commissione Sanità) commentando l’intervista del segretario regionale della Fimmg Maurizio Scassola. “Avevano chiesto chiarimenti sul documento, decisamente ambiguo, delle Regioni in cui si scaricavano sui medici di base molte delle responsabilità per le gravi conseguenze della pandemia, senza una critica al crescente impoverimento della sanità pubblica, ma non hanno ottenuto risposte. Così come non le stanno avendo sulla campagna di vaccinazione antinfluenzale. I medici di famiglia sono uno dei pilastri del Sistema sanitario nazionale, lo hanno dimostrato ancora una volta in piena emergenza. A meno di non pensarla come il ministro Giorgetti, che appena due anni fa dichiarava come un falso problema il prossimo pensionamento di 45mila professionisti, perché  ‘nessuno ormai ci va più’: se è così, lo si dica chiaramente”.

 

“C’è una carenza di programmazione, a ogni livello, preoccupante e questi sono i risultati. In Veneto mancano centinaia di medici di famiglia e la soluzione non può essere l’aumento del massimale di assistiti, che già adesso è a quota 1500, ne va della salute dei pazienti!. Le Medicine di gruppo che dovevano rappresentare la grande novità per affrontare la cronicità sul territorio, vera sfida visto l’invecchiamento della popolazione, sono rimaste praticamente al palo. E ancora, la Regione dovrebbe interrogarsi su come mai i nostri medici ospedalieri siano attratti dal privato: nel 2019 il 5,9% ha rassegnato le dimissioni, il doppio della media nazionale che è 2,9%. Una fuga frutto di scelte politiche precise e che ha conseguenze pesanti. La salute è un diritto fondamentale che va garantito a tutti, con la privatizzazione galoppante rischia di diventare un ‘diritto a pagamento’. E chi è già in difficoltà adesso, lo sarà sempre di più”.