27 aprile 2022

“La previsione dell’assessore competente era di 2.000 domande presentate. La realtà parla invece di un numero spaventoso in negativo: appena 24 in tutta la regione. Ma la colpa non è dei cittadini: sul loro diritto di richiedere e ottenere il divieto di caccia sui terreni di proprietà si è accanita la burocrazia di cui Zaia è il capo indiscusso”.

La presa di posizione è del consigliere regionale del PD Veneto, Andrea Zanoni, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione chiedendo se “la Giunta regionale intende rendere effettiva la possibilità per i cittadini di ottenere il divieto di caccia nei propri terreni, diritto riconosciuto dalle leggi dello Stato”.

“Da informazioni fornite al sottoscritto da Avepa risulta che, ad oggi, le domande depositate sono così distribuite per provincia: 1 a Padova, 7 a Treviso, 0 a Belluno, 8 a Verona, 4 a Vicenza, 1 a Rovigo e 3 a Venezia. Un risultato che non corrisponde assolutamente al numero di proprietari che vorrebbero ottenere il divieto di caccia e che è determinato da mille ostacoli insuperabili. La Regione Veneto sta producendo una burocrazia insostenibile: o viene fatta per essere vessatoria oppure è pura stupidità. Nelle Regioni vicine per chiedere il divieto di caccia basta inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno allegando l’estratto mappale e il numero di particella catastale del terreno. Qui in Veneto invece la mole di documentazioni richieste è sproporzionata con 53 pagine di istruzioni tra la delibera regionale e il modulo di Avepa”.

Il consigliere afferma che “già un centinaio di cittadini mi hanno contattato. Demoralizzati, arrabbiati o che si arrendono. Ci sono casi estremi nei quali i Caf di alcune associazioni agricole non si sono dichiarate disponibili alla compilazione della pratica, e altri casi in cui, dalla richiesta di avviarla all’appuntamento sono passati 45 giorni. Tutto questo su una finestra di appena 60 giorni di tempo. La Lega vuole l’autonomia e predica semplificazione, ma applica una burocrazia da far impallidire la tanto da loro vituperata Roma. Fatto sta che, in questo scenario desolante, il prossimo 10 maggio scade la procedura: è indispensabile una proroga dei termini. Altrimenti - conclude Zanoni - vuol dire che davvero questa regione ha voluto impedire ai cittadini di esercitare un loro diritto previsto dalle leggi dello Stato”.