Venezia, 23 luglio 2020 -“Non c’è due senza tre, purtroppo. Ancora una volta il Veneto è la regione d’Italia con il maggior consumo di suolo, 785 ettari in più nel 2019 e così Zaia si merita il premio Betoniera d’oro, a cui pare particolarmente affezionato. Con i 500.000 metri quadri per il polo logistico a Casale sul Sile, ha buone possibilità di mantenere il record anche per il prossimo anno. In realtà questi numeri sono un’altra conferma, ma non serviva, dell’inutilità della legge 14 approvata nel 2017, che doveva ridurre drasticamente cemento e asfalto”. Così Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, commenta il rapporto Ispra 2020 su dati 2019, presentato ieri a Roma.

 

“Le chiacchiere se le porta via il vento, mentre i fatti restano: siamo la maglia nera d’Italia, nonostante il calo demografico. Lo scorso anno a livello nazionale sono stati consumati 57 milioni di chilometri quadrati, due ogni secondo. E il Veneto mette tutti in fila con ben 217.619 ettari. un aumento di 785 nel giro di dodici mesi, 133 in più della Lombardia che è al secondo posto e tre province nelle prime dieci posizioni”. In testa alla classifica c’è infatti Verona con un incremento di 252,6 ettari, Treviso è quarta con +181,8 dietro Roma e Brescia, Venezia nona con +139,7. Nel dettaglio, 441 ettari riguardano cantieri, ulteriori 30 per la Pedemontana che arriverà a quota 573 (saranno circa 900 ettari a lavori terminati), 198 per edifici, 73 parcheggi e piazzali, 62 ettari strade e 7 per lavori negli aeroporti.

 

“Un autentico massacro che si potrebbe fermare con il voto di settembre - attacca Zanoni - In questi cinque anni di legislatura ho continuamente denunciato il disinteresse della maggioranza a trazione leghista e del presidente Luca Zaia. È stata fatta una legge con l’ambizioso obiettivo del consumo zero entro il 2050, assolutamente inutile perché svuotata da infinite deroghe, il Piano casa e capannoni ‘Veneto 2050’ ha assestato un altro colpo e meno male che è saltato l’ennesimo provvedimento potenzialmente disastroso, ‘Veneto cantiere veloce’ ritirato all’ultimo momento dalla maggioranza. Occorre invertire rotta, basta asfalto e cemento: le nostre città hanno bisogno di spazi verdi, in estate sono invivibili per il caldo, mentre dall’autunno l’aria è irrespirabile per l’inquinamento atmosferico. Eppure le conseguenze dell’impermiabilizzazione del suolo sono sotto gli occhi di tutti, a partire dal rischio di inondazioni sempre più frequenti; ma il Veneto è al primo posto anche per la cementificazione nei pressi dei corsi d’acqua. Stiamo distruggendo il paesaggio, cancellando campagne e terreni agricoli, perdendo biodiversità e, soprattutto, non stiamo facendo abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici. Come se il tornado del Brenta o l’uragano Vaia non fossero mai esistiti”.