Venezia, 22 marzo 2022

“In Veneto anziché la Giornata mondiale dell’acqua, oggi abbiamo celebrato la Giornata dell’acqua nelle bottigliette di plastica. Non poteva esserci coincidenza peggiore per l’approvazione di una legge sbagliata, assolutamente fuori dal tempo”. Così Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico commenta il via libera al Pdl 108, di cui era correlatore, in corrispondenza con la ricorrenza istituita 30 anni fa dall’Onu. “Ancora oggi sono 2 miliardi le persone che vivono senza accesso all’acqua potabile e ben 4 quelle che ne sperimentano una grave carenza per almeno un mese l’anno. La grave siccità con cui stiamo facendo i conti anche nelle ultime settimane ci ricorda lo stretto legame con i cambiamenti climatici; legame noto a tutti meno che alla maggioranza che governa la Regione”.

“Questo Pdl è un manuale perfetto su come rendere inutile una legge utile, votata all’unanimità appena due anni fa, che eliminava le bottigliette di plastica monouso dagli uffici pubblici e promuoveva l’installazione di erogatori di acqua alla spina collegati alla rete idrica. Una bocciatura con la benedizione di Zaia che ha espresso dubbi sulla sicurezza igienica, senza il minimo appiglio scientifico. Eppure era una legge di buonsenso per il contrasto ai cambiamenti climatici, perché riduceva il consumo di energia, le emissioni di anidride carbonica e l’inquinamento atmosferico. L’Italia oggi è primo produttore di materiale in plastica, quasi quattro mega tonnellate l’anno, l’80% proveniente dall’industria degli imballaggi ed è anche il Paese europeo con il maggior consumo pro-capite di acque minerali (172 litri annui), che nella stragrande maggioranza sono imbottigliate in contenitori di plastica (Pet), il cui costo è inferiore a quelli di vetro (circa 0,01 euro contro 0,25). Per smaltirli, le Regioni spendono più di quanto incassano dai canoni di concessione di sfruttamento delle fonti, non ha senso. Per fabbricare una bottiglietta di Pet, imbottigliare l’acqua, trasportarla e tenerla al fresco, serve un’energia pari a circa duemila volte quella necessaria per ottenere la stessa quantità da un rubinetto collegato all’acquedotto. Dovremmo far passare il messaggio che l’acqua di rubinetto è buona ed è più controllata e garantita di quelle minerali, invece si fa il contrario”. 

“Con le modifiche approvate oggi, non solo si lascia la discrezionalità agli enti locali se installare o meno erogatori alla spina, ma viene anche eliminato il divieto di rinnovare alla decadenza tutti i contratti con le ditte proprietarie dei distributori automatici di acqua in bottiglia; un passaggio non proprio banale che il consigliere Michieletto da Scorzè si è dimenticato di menzionare nella propria relazione: come mai? Lo stesso collega definisce inutile e frettoloso questo provvedimento, dopo averlo votato nel 2020 sia in Commissione che in aula: cosa è cambiato da allora?”.