Venezia, 15 novembre 2021

“La Cop 26 si è conclusa con un fragoroso fallimento: nessun impegno preciso né un cronoprogramma, sia sullo stop al carbone che sulla temperatura obiettivo, vincoli per gli Stati quasi inesistenti. Ancora e solo buoni propositi. E per il Veneto, in particolare per Venezia, rischia di essere una condanna a morte. Se entro fine secolo dovesse esserci un innalzamento del mare di un metro perderemmo un gioiello unico al mondo; Mose o non Mose”. Il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni e non nasconde la propria delusione per l’esito della conferenza mondiale di Glasgow. “Si continua a procedere a piccoli passi, senza il necessario coraggio, a partire dalla ‘riduzione graduale del carbone’ anziché ‘eliminazione graduale’. Il ministro Cingolani dovrebbe preoccuparsi di questo anziché criticare chi definisce ‘bla bla bla’ l’esito della Cop, invece non ha né firmato il documento sottoscritto da Germania, Austria, Portogallo, Danimarca contro il nucleare come fonte rinnovabile e neppure lo stop all’immatricolazione di auto a motore endotermico entro il 2035. È sicuro di rappresentare la volontà degli italiani?”.

 

“Nei giorni scorsi - aggiunge - abbiamo assistito all’appello del ministro delle isole di Tuvalu con l’acqua alle ginocchia per denunciare il rischio di scomparsa del ‘suo’ arcipelago a causa dell’innalzamento del mare. E Venezia potrebbe fare la stessa fine. I veneti dovrebbero essere particolarmente arrabbiati per l’esito fallimentare della Cop 26 e dovrebbero gridare a gran voce l’urgenza di cambiamenti radicali. Nella manovra di bilancio faremo la nostra parte e tenteremo l’impossibile: finora siamo stati bloccati da una maggioranza sorda al problema. Ho ancora negli occhi l’aula di Palazzo Ferro Fini allagata dall’Aqua Granda del 12 novembre 2019 nelle stesse ore in cui venivano bocciati i nostri emendamenti per contrastare i cambiamenti climatici”.